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Protezione dai grandi predatori
Modifiche dell'ordinanza sulla caccia, “meglio tardi che mai”
© Shutterstock
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Redazione
3 anni fa
Secondo l’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori, se in passato si fosse intervenuti in maniera più incisiva, non si sarebbe dovuto intraprendere azioni che ora appaiono eccessivamente drastiche.

L’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori saluta con soddisfazione la decisione di ieri del Consiglio federale di approvare una modifica dell'ordinanza sulla caccia. A partire da dicembre, la regolazione preventiva di branchi volta a prevenire futuri danni sarà possibile a condizioni ben definite. Le nuove disposizioni prevedono la possibilità di ridurre il numero di esemplari laddove questi rappresentano un rischio per la continuazione serena dell'allevamento a pascolo libero o per l'integrità delle persone.

“Rimediare a una situazione di grave degrado”

Il fatto di avere previsto delle soglie minime di mantenimento “decisamente più basse” dei valori attuali “ha scandalizzato le cerchie animaliste e ambientaliste”, si legge in un comunicato dell’APTdaiGP, la quale si attende “il rinnovo delle prese di posizione dove ci si straccia le vesti, gridando al massacro, senza rendersi conto che si tratta di rimediare a una situazione di grave degrado che si è formata proprio per assecondare certe ideologie ambientaliste”. Secondo l’Associazione, infatti, se si è arrivati a questo punto è perché “la situazione è completamente sfuggita di mano”.

“Disonesto accusare l’Autorità federale”

Oltre ad aumentare vertiginosamente, i lupi si rivelano “sempre meno timorosi e sempre più capaci di aggirare le misure di protezione passive”. La riduzione preconizzata “non ci porta indietro di un decennio, ma solamente alla situazione del 2020, quando si registravano 8 branchi residenti e 3 transfrontalieri”, si legge ancora nel comunicato. Se allora si fosse intervenuti in maniera più incisiva “non si sarebbe dovuto intraprendere azioni che ora appaiono eccessivamente drastiche”. Il problema non è quindi la riduzione del 70%, “bensì l'aumento del 200% dei lupi in tre anni ed è disonesto accusare l'Autorità federale di avere semplicemente fatto il proprio dovere”.

Le nuove misure

Per l’Associazione le misure di protezione passive “hanno ampiamente rivelato tutti i loro limiti, non sono sempre applicabili e diventano economicamente insostenibili”. La diminuzione delle predazioni registrate quest’anno “non è da ricondurre a un aumento della protezione passiva, bensì a una riduzione del pascolo libero primaverile e all'abbandono di alpeggi e pascoli non proteggibili”. Le nuove misure attive “contribuiranno forse a mitigare la situazione proprio di quegli alpeggi e pascoli nei quali queste strategie non possono venire ragionevolmente applicate, e potrebbero risvegliare nei predatori il timore istintivo nei confronti dell'essere umano”.

“Non possiamo permetterci di procrastinare ulteriormente”

Infine, l’Associazione rammenta che non si può fare affidamento a un raggiungimento di equilibrio secondo le modalità naturali, poiché l'evidenza scientifica “ci dimostra come questo equilibrio necessiti di un lungo periodo, con ampio superamento della soglia critica di risorse prima di entrare nella fase retroattiva. Non possiamo permetterci di procrastinare ulteriormente e perdere anche quel poco che rimane del settore dell'allevamento alpino di bestiame minuto”.

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