
Continua e si infiamma il dibattito a distanza sul salario minimo tra il Partito Socialista (PS) e l'Associazione industrie ticinesi (AITI) dopo che il Tribunale federale ha dato il via libera alla sua introduzione a Neuchâtel (vedi articoli suggeriti).
In risposta al presidente del PS Igor Righini, il direttore di AITI Stefano Modenini ha ricordato l'altro ieri su LiberaTV che "non più tardi di 3 anni fa il popolo svizzero e anche quello ticinese hanno spazzato via in votazione popolare un salario minimo addirittura inferiore (circa CHF 3690) a quello proposto dal PS (CHF 3'750)" e aveva ribadito che un salario del genere metterebbe in difficoltà tante aziende, soprattutto quelle più piccole. "Si chiede pertanto alle istituzioni di decidere con equilibrio, magari introducendo il salario minimo con gradualità" scrive Modenini. "È inutile imporre certi salari se poi il risultato è quello di dover licenziare."
"Ricordiamo che i principali beneficiari del salario minimo saranno comunque lavoratrici e lavoratori che non abitano nel nostro paese" scriveva poi il direttore di AITI, prima di concludere con una precisazione: "Evidentemente bisognerebbe poter pagare salari che permettono alle persone di fare fronte autonomamente almeno alle spese più importanti e necessarie. Ma non è che se il premio di cassa malattia raddoppia possono raddoppiare anche gli stipendi. Per questo dico che se non si interverrà anche sul costo della vita troppo alto in Svizzera perderemo la sfida perché i salari non potranno mai crescere alla stessa velocità con la quale stanno crescendo le spese nel nostro paese."
Esternazioni che il deputato PS Henrik Bang, lui stesso imprenditore, afferma di aver letto "con un certo sconforto".
"Se le aziende ticinesi, che sfruttano il territorio, le strutture e i servizi ticinesi, non riescono a pagare salari dignitosi non hanno oggettivamente un senso a fare impresa qui" replica Bang, "magari pure grazie a importanti sgravi fiscali e con il risultato di portare solo inquinamento e traffico."
"Certo è che Modenini con le sue affermazioni favorisce proprio questi imprenditori maldestri e queste aziende marce" prosegue il deputato. "Non dimentichiamo che proprio per questo il Partito Socialista, proprio lui, aveva proposto tramite una mozione il marchio di "Azienda etica" che prevedeva di favorire le imprese locali che impiegavano manodopera locale con salari dignitosi. Chi ha affossato questa idea, definendola una c......a? Proprio voi e le forze politiche a voi vicine."
"Si pensa spesso che un imprenditore che ha successo, lo raggiunga attraverso metodi senza scrupoli, creando un clima di terrore nell’azienda e fra i suoi collaboratori, ed esercitando un potere/comando di tipo impositivo e autoritario" prosegue Bang. "Un tale sistema di gestione aziendale crea dei limiti molto evidenti allo sviluppo di una impresa. Essere un imprenditore etico significa avere per prima cosa rispetto per i valori umani: comprendere e consapevolizzare per prima cosa quelli che sono i propri valori, quelli che sono i valori guida dell’impresa, ed avere rispetto per i valori delle risorse umane che collaborano nell’azienda. Che non significa, come qualcuno potrebbe pensare, semplicemente pagare bene, ma in Ticino lo si fa sempre meno, e di più i propri collaboratori, ma farli sentire importanti, farli sentire parte di un qualcosa di più grande, che da un senso alla loro vita. Naturalmente ciò fa parte delle regole del libero mercato: uno fa un’offerta, l’altro decide se accettarla o meno, il problema che però si pone, sempre di più, qui in Ticino è che quanto offerto non permette più di sopravvivere, pertanto i CCL sono una necessità per garantire la pace sociale."
"Io come imprenditore locale questo modello di società non lo voglio e continuerò a battermi affinché il lavoro venga retribuito in modo onesto e spero che sempre più imprenditori e artigiani abbiano la stessa voglia di difendere il nostro mercato del lavoro" conclude Bang. "Ai clienti, ai committenti pubblici e privati faccio l'appello di scegliere ditte locali professionali che fanno la miglior offerta (che spesso non è quella con il minor costo) e che scelgano imprese che elargiscono salari dignitosi e che formano apprendisti. È in gioco il nostro e il vostro futuro."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

