
L'organizzazione non governativa MOAS (Migrant Offshore Aid Station) non è mai stata messa sotto inchiesta per collusione con gli scafisti libici e interviene all'interno delle acque territoriali libiche soltanto su istruzione del Centro di coordinazione del Centro di coordinazione di salvataggio marittimo di Roma.
È quanto sostiene il Consiglio federale nella sua risposta alla domanda presentata dal consigliere nazionale Marco Chiesa (UDC) a seguito della rivelazione de "Il Giornale" sul finanziamento svizzero di 250'000 franchi alla discussa ONG, accusata di essere complice della tratta di esseri umani tra Libia e Italia (vedi articoli suggeriti).
L'agenzia Frontex sostiene dal canto suo che la MOAS, così come le altre ONG impegnate nel Mediterraneo, potrebbe fungere da incentivo per i migranti che tentano l'attraversamento. Un aspetto che la Divisione dello sviluppo e della cooperazione elvetica "non può escludere", ma il Consiglio federale ribadisce che la lotta al traffico di esseri umani non spetta alle ONG bensì al potere pubblico.
La risposta, come si legge sul Corriere del Ticino, non soddisfa Chiesa, che resta preoccupato. "Pur comprendendo che le ONG non possono combattere la criminalità" afferma, "se vengono totalmente deresponsabilizzate, come sembrerebbe fare il Consiglio federale nella sua risposta, s'instaurano dinamiche perverse."
Il Consiglio federale, ricordiamo, deve ancora rispondere a un altro atto parlamentare sulla MOAS presentato da membri della deputazione ticinese, in questo caso i leghisti Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, i quali lo scorso 31 maggio hanno presentaot un'interpellanza sul medesimo tema.
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