
Ristoratori e commercianti sono le due categorie più colpite dalle misure emanate ieri da Berna: chiusura alle 19 per i primi, niente aperture serali e domenicali per i secondi. E le reazioni di entrambi i settori non sono mancate. Teleticino ha intervistato Massimo Suter, Presidente di Gastroticino, e Rupen Nacaroglu, Presidente dei commercianti luganesi, per sapere il loro punti di vista sulla questione.
Suter: “È davvero una morte lenta, 18 dicembre spada di Damocle”
Gastosuisse ha parlato di “una morte lenta”, è così? “La dichiarazione è assolutamente veritiera, se guardiamo a livello svizzero la situazione è parecchio preoccupante. Le regioni più toccate sono quelle a vocazione turistica invernale ma ci sono anche regioni come la nostra, che lavorano tutto l’anno, che si ritrovano anch’esse ai piedi della scala”. Molti i punti di domanda, poche le certezze, e potrebbe non finire qui: “Le possibili nuove misure del 18 dicembre sono una spada di Damocle”.
“Perché non negozi e ristoranti?”
Per Suter le misure sono particolarmente pesanti in quanto “non è scientificamente provato che il ristorante sia il vettore principale dell’infezione del virus. Siamo stati i primi a doverci adeguare a disposizioni particolari, abbiamo sempre fatto il compitino e l’abbiamo fatto anche meglio di quanto c’era richiesto eppure ci sono altri luoghi dove la possibilità di contagio è molto superiore rispetto alla nostra”. Per esempio? “Per esempio i grandi magazzini e i mezzi pubblici. Se dovessero valere per i bus le stesse regole che valgono al ristorante viaggerebbero con 8 persone, non con 80 come fanno adesso”.
La soluzione è il cibo d’asporto?
Il take away resta fattibile dopo le 19, può essere una soluzione per sopravvivere? “Può essere una soluzione ma non lo sarà per tutti, andrà bene per chi lo faceva già prima e aveva una clientela fidelizzata. Per chi parte da zero la vedo abbastanza complicata”. E gli aiuti? “Le promesse ci sono e i soldi ci sono, il problema è che bisogna elargirli il prima possibile, perché al momento la ristorazione è veramente in ginocchio e se le restrizioni dovessero arrivare fino al 25 gennaio o oltre potremmo arrivare a perdere più di 100’000 posti di lavoro”.
Nacaroglu: “Non c’è ancora certezza sugli aiuti”
Da esercente oltre che da Presidente dei commercianti, come commenta queste misure? “Io vorrei precisare che le misure sanitarie sono necessarie. La cosa che mi lascia basito è che ancora oggi non si è riusciti a parlare di misure economiche precise. Come si fa a pretendere di farci chiudere o di limitare la nostra attività in modo così importante senza avere la certezza di questi aiuti? Per farci accettare di buon grado queste misure serve la certezza degli aiuti. Fino ad allora le misure verranno accettate sempre meno. Aggiungo che oggi ho trovato l’intervento di Maurer sinceramente inadeguato”.
Critiche alla politica
Il miliardo e mezzo supplementare non basterà? “Mi occupo di questo da nove mesi: le carte sul tavolo vengono cambiate regolarmente e i paletti sono troppo restrittivi, con disuguaglienze e disparità di trattamento”. “Si promettono cifre grosse”, continua Nacarouglu, “ma poi come si mettono i paletti? Si parla del 40% di fatturato in meno rispetto a quando? Si parla di casi di rigore ma il messaggio è previsto per fine gennaio. Come si fa ad applicare queste misure senza avere queste certezze?”
“Si rischia di aumentare gli assembramenti”
Parlando dei commerci, le chiusure straordinarie saranno una grossa perdita: “Le aperture domenicali nel periodo natalizio possono arrivare arrivare fino al 30% del fatturato”, commenta Nacarouglu, “trovo paradossale soprattutto toglierci le domeniche con così poco preavviso quando ci si è già organizzati per fare le compere. Limitare lo spazio temporale per far fare acquisti vuol dire concentrare le famiglie e aumentare il rischio di assembramenti al sabato. Stessa cosa per la chiusura al giovedì sera”. Il tutto, con ulteriori limite ai clienti per metro quadro, col rischio di code all’esterno: “Esatto. Di nuovo, senza la certezza degli aiuti le critiche del mondo economico continueranno ad aumentare. Sono molti i posti di lavoro a repentaglio e molte le imprese che a breve saranno in difficoltà”.
“Scommessa persa, qualcuno deve prendersene la responsabilità”
Sarebbe stato meglio chiudere tutto? “Personalmente sì, a pensarci era molto meglio chiudere in maniera più drastica a fine ottobre o inizio novembre. La strategia ‘a spizzichi e bocconi’ è una scommessa persa, ormai lo si è capito, sia per la sanità che per l’economia. E non è il senno del poi ma il senno del prima: gli appelli in questo senso sono stati molteplici a inizio novembre. Non è stato fatto e qualcuno deve assumersi la responsabilità di questa scelta sbagliata”.
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