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Ticino
Misure o no, alla fine torna anche l’influenza
Redazione
5 anni fa
Durante l’inverno sembrava quasi sparita per via delle misure contro il Covid, ma ora i pediatri registrano un piccolo picco. Il dottor Capuano: “Niente di insolito rispetto al passato, i più colpiti sono i bambini sotto i 6 anni”

In questi giorni i medici pediatri del Centro pediatrico di Mendrisio stanno lavorando a pieno regime. Il motivo? Dopo un inverno in cui sembrava quasi scomparsa, complici le misure anti-Covid, c’è stata una recrudescenza di casi di influenza: “Attualmente, nelle ultime due settimane, c’è stato un leggero incremento delle infezioni”, ha raccontato a Teleticino il dottor Enrico Capuano, “vediamo un leggero aumento delle congiuntiviti, raffreddore, tosse e mal di gola, ovviamente febbre e anche infezioni gastrointestinali. Stiamo isolando per lo più dei coronavirus che non sono Covid, quindi Adenovirus ed Enterovirus”.

Più colpiti sotto i 6 anni
Un aumento influenzale che sembra colpire soprattutto i giovanissimi: “La fascia più colpita è quella sotto i sei anni”, spiega Capuano, “le motivazioni sono duplici: in primis perché sono sempre i bambini sotto i 6 anni che sono più colpiti dalle infezioni. In secondo luogo i bambini sotto i 6 anni sono gli unici a non avere l’obbligo della mascherina, pertanto i virus tendono a diffondersi più rapidamente tra di loro”.

Non è un fenomeno insolito
Se si può parlare di recrudescenza influenzale, non si tratta di un fenomeno insolito: “È ben nota una stagionalità delle infezioni, in ogni periodo dell’anno si possono rilevare determinati tipi di virus. In questo periodo circolano i virus del tardo inverno/inizio primavera. Questa è una cosa che in genere succede tutti gli anni e questo leggero picco è comunque inferiore rispetto a quello rilevato negli anni precedenti”.

Come si reagisce all’influenza nell’era del Covid?
Ma come viene vissuta l’influenza in questo periodo, c’è una preoccupazione maggiore per via del coronavirus? “La preoccupazione per il coronavirus è alta”, risponde Capuano, “questo perché c’è anche un bombardamento mediatico sull’argomento e quindi le persone sono spaventate. Come studi medici noi stiamo adottando tutta una serie di procedure per differenziare i pazienti a rischio Covid e quelli che non lo sono. Poi caso per caso questo viene individualizzato e si decide come procedere. In genere sotto i 12 anni c’è anche un’attenzione verso il paziente per evitare di fare manovre invasive, il tampone è fastidioso quindi se non c’è una vera necessità, tendenzialmente si evita di farlo. Viceversa è anche vero che nei bambini le complicanze gravi del Covid non si vedono o sono comunque molto rare, quindi si può anche essere più permissivi in questo senso”.

Attenzione ai sintomi se si vive con persone a rischio
Una menzione particolare riguarda però i casi di convivenza con gli anziani o persone a rischio, qui in caso di sintomi influenzali l’Ufsp prescrive, quando possibile, l’isolamento, come ricorda anche Capuano: “Bisogna evitare comunque di stare molto tempo nella stanza, arieggiare le stanze, usare le proprie stoviglie laddove possibile e mangiare separatamente. So che è complicato ma difende dalla propagazione dell’infezione”.

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