
Ieri avevamo riportato di uno studio dell’EOC sui test sierologici, pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, secondo il quale la percentuale di personale medico con gli anticorpi da coronavirus negli ospedali ticinesi non variasse rispetto alla stessa percentuale nella popolazione generale, suggerendo una eguale possibilità di contagio in entrambi gli ambienti.
Teleticino ha raggiunto Paolo Ferrari, responsabile area medica EOC, per commentare questi dati assieme alla recente decisione del Consiglio federale di prolungare le misure fino a fine febbraio: “Un aspetto importante da osservare è che il rischio maggiore non era lavorare alle cure intense del reparto Covid ma di avere un caro a casa con il Covid”, osserva Ferrari, “Questo probabilmente perché in ospedale i collaboratori tenevano la mascherina, si disinfettavano le mani e tenevano le distanze, mentre a casa questo è più difficile. Quindi chi aveva, nello stesso gruppo famigliare, una persona positiva al Covid, molto più spesso ha dimostrato di avere degli anticorpi”.
Come ci si contagia in ospedale?
È una tendenza che riscontrate anche nella seconda ondata? “All’EOC abbiamo avuto alcuni focolai negli ospedali non Covid, dove era difficile risalire alla sorgente ma dove molto verosimilmente la sorgente è stata esterna. Non era un paziente Covid non diagnosticato che l’ha portato nel reparto ma in parte forse collaboratori, in parte visitatori. Questo è un sintomo anche che circolando il virus molto di più nella comunità diventa difficile contenerlo anche negli ospedali. E questo è un campanello d’allarme: sono state introdotte delle misure un mese fa dal Governo, misure che adesso vengono prolungate senza che un effetto tangibile venisse veramente misurato”.
“Misure inefficaci, meglio fare come a marzo”
Ferrari continua a dimostrarsi abbastanza critico delle misure attuali, che a suo dire non stanno raggiungendo l’obiettivo: “Quando si è deciso di introdurre queste misure l’obiettivo era di ridurre i contagi. Quando non sono diminuiti uno dei ragionamenti fatti è che se non si introducevano queste misure i contagi sarebbero aumentati ancora di più. Ma non dobbiamo dimenticarci che l’obiettivo era di diminuire i contagi. Quindi se queste misure fino a adesso non hanno portato a niente, prolungarle non porterà a mio avviso a una diminuzione importante”. Secondo il responsabile dell’area medica dell’EOC dunque “bisogna fare una riflessione se non si vuole chiudere, come a marzo, tutte le attività non essenziali. Quindi tenendo aperti solo i supermercati, le farmacie e le stazioni di benzina”.
“Misure drastiche hanno funzionato in altri cantoni”
Avete portato queste considerazioni alle autorità? “Noi non abbiamo fatto richieste formali”, risponde Ferrari, “però naturalmente i messaggi e gli appelli a livello pubblico ci sono. Abbiamo anche gli esempi di alcuni cantoni che hanno introdotto misure più drastiche e dove si vede una diminuzione. Penso che il rischio maggiore sia, per esempio, fare una cena con gli amici: si resta in uno spazio chiuso, non si arieggia perché è freddo, non si mettono le mascherine... si resta lì, a poca distanza per diverse ore. Lì è inevitabile che basti una persona asintomatica perché infetti tutti gli altri”.
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