
Ora che la Pasqua è passata ce lo possiamo chiedere: che fine hanno fatto gli 8 capretti scomparsi in Capriasca il dicembre scorso?
Nessuno ne sa ancora niente
Ad oggi gli allevatori non ne sanno ancora nulla. Certo non potevano sperare che dopo la Pasqua i capretti scomparsi facessero ritorno. Tuttavia è proprio dopo questo evento che gli allevatori ticinesi del bestiame caprino si rendono ancor più conto della mancanza di alcuni dei loro capretti.
Uno degli contadini ci racconta che generalmente le capre, durante il periodo invernale stanno sui monti della Capriasca e sopravvivono autonomamente. Le greggi dei vari contadini si mescolano e trascorrono l’inverno assieme nei monti sopra Bidogno, per poi esser separati tra gennaio e febbraio quando fanno ritorno in stalla.
Dopo Natale, durante una delle visite dei contadini al gregge, i proprietari si sono resi conto che 8 dei loro capretti erano scomparsi. Dopo essersi consultati tra loro, i contadini di montagna vittime del fato furtivo hanno avviato le ricerche dei capretti scomparsi per qualche tempo, ma senza ottenere risultati. Alcuni pensano che siano andati ad imbandire le tavole per il periodo natalizio, altri pensano che siano stati utilizzati per quello pasquale, altri ancora credono che siano serviti per costituire un altro gregge. L'ipotesi più accreditata, secondo uno degli allevatori, è che siano finiti oltre frontiera, "dato che in Ticino sia macellazione che allevamento non passano inosservati".
Un mestiere difficile?
"Un capretto può fare la differenza" spiega ancora il proprietario dei caprini scomparsi. Spesso quando si parla di agricoltura Svizzera sentiamo parlare di pagamenti diretti, sussidi e prezzi troppo elevati. Ma la verità è ancora oggi per molti contadini di montagna sopravvivere non è facile. Una volta macellati i capretti valgono 30 franchi al chilo, e a Pasqua il peso di quelli allevati senza biberon è tra i 5 e gli 8/9 kg. "Potrebbe non sembrare significativa come perdita" sottolinea ancora il contadino interpellato, "ma furti o scomparse, se ripetuti, possono gravare sui conti degli allevatori di montagna alla fine dell’anno. Senza contare gli incidenti di percorso legati alla natura, come gli incendi boschivi che in questi giorni hanno colpito ad esempio, la Capriasca.”
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