
In un'interrogazione inoltrata al Governo, il gruppo PS, prima firmataria Gina La Mantia, chiede sulla possibilità di affidare a famiglie ticinesi i rifugiati minorenni non accompagnati, così come succede già in altri Cantoni.
"Da come si è appreso dalla stampa" scrive Gina La Mantia, "il neo assunto primario della chirurgia all’ospedale Civico, Professor Pietro Majno-Hurst, ospita nella sua casa a Ginevra tre rifugiati minorenni non accompagnati. È ben evidente che questo tipo di accoglienza, per delle persone estremamente vulnerabili e in parte fortemente traumatizzati come lo sono i rifugiati minorenni non accompagnati, può essere una grande opportunità, facilitando la loro integrazione, attraverso la famiglia, in un tessuto sociale non sempre di facile comprensione, e aiutando forse la loro guarigione da traumi vissuti. D’altro canto, anche per la famiglia affidataria può diventare un’occasione di crescita e di arricchimento interiore".
"È altrettanto evidente che il presupposto necessario perché questo tipo di accoglienza possa essere di successo deve essere, oltre a un’accurata scelta con dei criteri chiari, un’adeguata preparazione e un costante e qualificato accompagnamento delle famiglie".
"Da quanto ci è dato di sapere, in Ticino - a differenza di altri cantoni – solamente un unico rifugiato minorenne vive in una famiglia affidataria".
Da qui le domande di Gina La Mantia e altri 8 deputati al Governo:• Quanti rifugiati minorenni non accompagnati sono presenti in Ticino?• Quanto tempo rimangono, nella media, nel cantone?• In quali strutture vengono accolti?• Come e da chi vengono seguiti nel loro percorso integrativo, scolastico e di formazione?• Hanno accesso a un sostegno psicologico e scolastico?• Per quale motivo in Ticino l’accoglienza di rifugiati minorenni non accompagnati in famiglie affidatarie è quasi inesistente?• Il Consiglio di Stato non ritiene che questo tipo di accoglienza potrebbe migliorare l’integrazione dei minorenni non accompagnati?
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