
Sul sito della Polizia cantonale c’è una pagina dedicata alle persone scomparse dal 2001 ad oggi. Tra questi volti vi è una sola minorenne che non è ancora stata trovata. Altre tre giovanissime tra i 14 e i 15 anni si sono allontanate da Rivera venerdì scorso e sono state fortunatamente ritrovate in buona salute ieri a Milano. Secondo i dati di Missing Children Europe, ogni due minuti, sul territorio europeo un bambino viene dichiarato scomparso. In Svizzera manca una statistica ufficiale, ma l’associazione “stima che attualmente si verifichino 25'000 casi all’anno di fughe di minori”.
Il “modus operandi” delle ricerche
Quando giungono queste segnalazioni viene aperta un’inchiesta che rimane attiva finché la persona non viene ritrovata. Ma come vengono trattati gli allontanamenti di minori? “Di principio”, ci ha spiegato la Polizia cantonale, “i casi relativi a minorenni vengono trattati come quelli che riguardano maggiorenni. La fase iniziale della segnalazione è essenziale, va capito chi segnala il caso, in quali rapporti è con il/la scomparsa. Le informazioni iniziali sono altrettanto importanti: sapere se chi si è allontanato ha con sé un telefono o meno, quali luoghi frequenta, se si tratta di una persona che soffre di qualche patologia. Talvolta si è di fronte a persone che si allontanano perché vogliono prendersi pause di riflessione. Ci sono inoltre fughe che rappresentano dei chiari atti dimostrativi.”
Lodi: “Riflettere sul tipo di relazione che abbiamo stabilito con i giovani”
Per analizzare questo fenomeno Ticinonews ha chiesto aiuto al direttore di Pro Juventute, Ilario Lodi. “Si tratta certamente di un segnale che qualcosa non va”, spiega Lodi. Gli atteggiamenti che sempre più frequentemente i ragazzi assumono oggi “ci devono spingere a riflettere sul tipo di relazione che abbiamo stabilito con loro. Sono relazioni che noi interpretiamo ancora dal nostro punto di vista da adulti, con gli stessi strumenti che abbiamo utilizzato negli anni passati”. I giovani di oggi, invece, “sono cresciuti in un mondo che non è quello a cui noi abbiamo partecipato. Ecco perché è importante cercare adesso di inventare delle nuove modalità di relazione da sviluppare con questi ragazzi che vadano bene al di là del tema delle competenze, il quale a mio modo di vedere rappresenta un equivoco molto profondo”.
“Difficile trovare un ‘colpevole’”
Quando un minore si allontana si tende a puntare il dito contro i genitori, tuttavia “non direi che la responsabilità sia da attribuire a loro”, riprende Lodi. “È sempre difficile cercare dei ‘colpevoli’. Si tratta di una responsabilità che riguarda tutti, la società nella sua complessità. Noi chiediamo ai ragazzi, ad esempio in ambito formativo, soprattutto di essere capaci di fare delle cose, mentre i giovani che sono agli studi o imparano un mestiere devono soprattutto apprendere a specializzarsi in sé stessi”. Tale esempio “ci può indurre a riflettere su ciò che io mi aspetto da un ragazzo e se questo non corrisponde ai suoi bisogni nella creazione di una via di sviluppo, ecco che allora ho un problema”.
Cosa si può fare
Per concludere, il consiglio ai genitori della generazione Z è quello di “tenere sempre aperto quanto più possibile il canale: una telefonata, una carezza, un messaggio, sono tutti piccoli gesti che, accompagnati alle serie e approfondite discussioni che in ogni famiglia dovrebbero esserci con i propri ragazzi, consentono ai genitori di giocare fino in fondo la loro parte”, termina Lodi.

