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Ticino
Ministri, stop alle “pensioni d’oro”
Redazione
12 anni fa
La Commissione della gestione dovrebbe inviare il messaggio al Gran Consiglio entro fine legislatura

Le "pensioni d'oro" dei Consiglieri di Stato da tempo agitano Palazzo, soprattutto in tempi dove al cittadino sono chiesti sempre più sacrifici. Ora, però, sembra essere arrivati a un punto di svolta. Dopo anni di mozioni, interrogazioni e iniziative - già a partire dagli anni ’70 - qualcosa si sta sbloccando. L'ultima mozione in ordine di tempo, era del novembre 2012, presentata dalla PS Pelin Kandemir Bordoli e sottoscritta da PPD, PLR, PS, Verdi e dall’indipendente Sergio Morisoli che avevano chiesto che i ministri paghino la pensione come tutti.

I partiti, insomma, vogliono che i Consiglieri di Stato siano assoggettati alla Cassa pensione come gli altri dipendenti pubblici. Ora infatti il sistema è una sorta di vitalizio. Gli ex ministri percepiscono la pensione direttamente dalle casse statali, senza dover versare contributi come i singoli cittadini. “Un sistema che ha fatto il suo tempo”. Ha commentato il presidente della Commissione della Gestione Fabio Bacchetta Cattori ai microfoni di Radio3i: "Stiamo rivedendo il sistema attuale e l'obiettivo è quello, entro la fine legislatura, di arrivare con un modello che assoggetti in sostanza i Consiglieri di Stato alla cassa pensioni"

Il sistema odierno prevede che dopo tre anni di servizio, ogni Consigliere ha diritto a una rendita pari al 15% del salario, che aumenta del 3,75% ogni anno, sino al raggiungimento del 60% del salario totale. In soldoni, per un salario che sfiora i 240 mila franchi all'anno, si tratta di 11mila franchi al mese. Uno dei più vantaggiosi della Svizzera. C’è convergenza al momento dalla Commissione sulla mozione firmata dalla PS Pelin Kandemir Bordoli. Con la nuova legge dunque dovrebbero cessare le polemiche. O almeno si spera.

Ascolta il servizio di Radio3i.

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