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"Minacciati perché Testimoni di Geova": asilo negato
"Minacciati perché Testimoni di Geova": asilo negato
"Minacciati perché Testimoni di Geova": asilo negato
Redazione
7 anni fa
Il TAF ha respinto il ricorso di una famiglia ucraina. "Improbabile che subiscano delle discriminazioni nel loro Paese"

Far parte dei Testimoni di Geova ed essere soggetti di "presunte discriminazioni" non risulta rilevante in materia d'asilo su tutto il territorio dell'Ucraina. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale nel respingere il ricorso di una famiglia ucraina - padre, madre e figlio maggiorenne – contro la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di non concedere loro l’asilo.

La famiglia era entrata in Svizzera nel 2015 e nel corso dell'audizione sulle generalità il padre aveva sostenuto che il motivo principale di fuga sarebbero stati vari episodi di violenza e minacce contro il figlio da parte di diversi ragazzi che frequentavano la sua scuola. A seguito di uno di questi episodi, dove il figlio sarebbe stato picchiato da un ragazzo, l'interessato avrebbe denunciato quest'ultimo e si sarebbe rivolto sia più volte all'amministrazione della scuola che a quella del rione cittadino, ottenendo però soltanto delle minacce dai genitori dei ragazzi coinvolti ed anche da parte delle autorità locali.

Quale ulteriore motivo d'espatrio, il richiedente ha asserito che come Testimoni di Geova, essi sarebbero stati minacciati verbalmente da dei passanti oppure da persone sconosciute all'entrata di abitazioni, mentre ottemperavano al loro dovere di predicare. Tali minacce sarebbero state denunciate più volte alle autorità e le inchieste sarebbero tutt'ora in corso. I ricorrenti hanno inoltre ribadito che le attività dei Testimoni di Geova in Russia sarebbero tutt'ora ritenute illegali e diverse fonti riporterebbero che la loro libertà religiosa sarebbe minacciata anche nelle regioni dell'Ucraina orientale ed nella loro città d’origine.

Sia la SEM che i giudici sangallesi hanno tuttavia dato loro torto. In particolare, il TAF ha stabilito che, per quanto riguarda la dichiarazione d'illegalità delle attività dei Testimoni in Russia, ciò “non risulta rilevante in quanto non è il paese di provenienza degli insorgenti”. Risulta dunque “improbabile che i ricorrenti subiscano delle discriminazioni per il loro credo e per le loro attività religiose” e che, di regola, “i Testimoni di Geova non possano professare liberamente la loro fede o che le loro attività religiose vengano ostruite dalle autorità ucraine o da terze persone”. In sostanza, i ricorrenti disporrebbero "di un'alternativa di protezione interna al loro Paese d'origine, senza che essi si ritrovino in una situazione di pericolo esistenziale".

Per tutti questi motivi il ricorso è stato respinto e la famiglia dovrà a breve lasciare il Paese.

(Sentenza D-4238/2017 del 12 aprile 2019)

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