
"La campagna elettorale in Ticino è davvero iniziata. Nonostante il cantone Ticino sia già uno dei cantoni svizzeri più generosi in materia sociale, il Gran Consiglio negli scorsi giorni ha approvato una mozione in base alla quale verranno assegnati mille franchi per ogni nuovo figlio nato o adottato. Ma a pagare questo ulteriore gesto sociale saranno molto probabilmente i datori di lavoro o tutti i cittadini attraverso le imposte". E' con queste parole che l’Associazione delle industrie attive nel Cantone Ticino (AITI) prende oggi posizione contro la decisione del Gran Consiglio di introdurre un assegno di nascita e di adozione di 1'000 franchi una tantum."Si spenderanno circa tre milioni di franchi ogni anno - sostiene AITI - per assegni a pioggia". E dunque, secondo gli industriali, "con questa decisione il Parlamento cantonale ha sconfessato la volontà politica del Governo cantonale di intervenire con sussidi mirati e non ad innaffiatoio".Secondo l'AITI "l'intento di invertire la rotta sul fronte della riduzione delle nascite è senz'altro lodevole, ma la soluzione adottata dal Gran Consiglio è sbagliata e inutile, perché nessuno farà più figli sapendo che potrà percepire un assegno di mille franchi". E non da ultimo, per gli industriali ticinesi, "in un periodo di ristrettezze finanziarie per gli enti pubblici, in una situazione congiunturale ancora instabile che ha colpito fortemente negli ultimi diciotto mesi sia le imprese sia i lavoratori, introdurre un nuovo assegno di nascite e di adozione appare poco responsabile". "A parole - si conclude la nota stampa di AITI - si dicono un pò tutti favorevoli a sostenere l'economia cantonale e si chiede continuamente a quest'ultima uno sforzo per offrire posti di lavoro; nei fatti non si perde occasione invece per penalizzare chi contribuisce alla crescita e alla distribuzione del benessere e al sostegno degli enti pubblici attraverso il pagamento di un importante volume di imposte. Possiamo solo sperare che la campagna elettorale appena iniziata non riservi altre amare, se non ridicole, sorprese".
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