
"Un bell'acquisto, ma come valorizzarlo?" titola l'interrogazione inviata all'attenzione del Municipio di Lugano da quattro consigliere comunali, Giovanni Bolzani (PLR), Raffaella Martinelli Peter (PS), Simonetta Perucchi Borsa (PPD) e Martino Rossi (PS), sull'avvenuta nomina del direttore del LAC Michel Gagnon. Si perché nonostante i quattro firmatari lodino il prestigioso acquisto per Lugano, sono preoccupati che il nuovo direttore venga "bruciato" come è stato il caso per altri collaboratori dirigenti del DAC-LAC. E quindi, per valorizzare Michel Gagnon con un ruolo ben definito e un'organizzazione appropriata, i quattro consiglieri comunali propongono una sfilza di domande al Municipio.
Le prime interrogazioni riguardano la funzione del direttore all'interno del centro culturale, rispetto agli altri direttori che gestiscono diverse istituzioni che fanno capo al LAC nei tre settori di musica, teatro e arti visive (per esempio il Lugano Festival, Estival Jazz, LuganoInScena, il Museo Cantonale d'Arte). Inoltre i quattro consiglieri chiedono se Gagnon gestirà i contenuti del centro oppure si occuperà di questioni organizzative e amministrative? Quale sarà il suo ruolo rispetto ai due partner chiave della Città, ossia il Cantone e la Rsi?
Le domande si soffermano poi sulla scelta del direttore: "I partner della Città (Cantone e Rsi) sono stati consultati per la scelta e la definizione del ruolo del direttore? Il Cantone si assumerà una parte delle spese? Perché si è voluta eludere la messa a concorso della funzione di direttore ricorrendo all'"incarico per funzione temporanea per una funzione che ha tutta l'aria di essere permanente?"
I quattro firmatari concludono infine con tre domande supplementari: "Che ne sarà dell'attuale direttore del DAC (per altro designato anche lui senza concorso e, quindi, a norma di Regolamento solo a termine)? Che ne è della fantonmatica "Fondazione Lugano per il Polo Culturale", creata il 20 ottobre 2011, e quale eventuale ruolo del direttore del LAC nei confronti di questa Fondazione? Infine, nelle discussioni sulla politica culturale del Ticino e di Lugano sono sovente emerse le idee guida di "italianità", di "Ponte fra il mondo culturale germanico e quello italico", di "Ponte tra il mondo alpino e quello mediterraneo", oppure "cosmopolitismo". Quale sarà l'apporto in questo ambito del direttore venuto dal Canada? Avrà carta bianca per dettare la politica culturale della Città? Oppure interpreterà una "missione" definita da altri? Da Chi? Quale?".
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