
Militare o civilista. Una scelta che in Svizzera, dopo il 14 giugno, potrebbe diventare più complicata. Attualmente, chi ritiene il servizio militare inconciliabile con la propria coscienza può chiedere di accedere a quello civile. Dal 2009 basta dimostrare la propria disponibilità a prestare un numero di giorni di servizio una volta e mezzo superiori a quelli richiesti nell'esercito. Nessuna commissione, nessun esame. Negli ultimi anni i numeri hanno continuato a crescere. Nel 2025 sono stati ammessi 7.211 giovani. Un record. Per Consiglio federale e maggioranza del Parlamento, però, così non va: il servizio militare è la regola, quello civile deve restare l'eccezione. Così, la modifica di legge proposta prevede l’obbligo di prestare in ogni caso almeno 150 giorni di servizio civile, e introduce condizioni più rigide per la pianificazione degli impieghi. L'obiettivo è evitare ai civilisti condizioni più favorevoli e comode rispetto a chi rimane sotto le armi. A Ticinonews hanno discusso della questione Adam Barbato Shoufani, coordinatore della Gioventù Comunista, e Stefano Laffranchini, presidente della Società Ticinese degli Ufficiali.
Il confronto
Shoufani, fra le altre cose, ha risposto alla principale accusa mossa dai favorevoli, ovvero che l'obiettivo sia svuotare l'esercito con argomentazioni ideologiche: «Questa modifica di legge, alla fine, è la solita vecchia tecnica del salame», ha detto Shoufani. «Il Governo si è posto un obiettivo, lo smantellamento del servizio civile. Per farlo, agisce con una micro-modifica di legge alla volta». Modifiche che, al momento del voto, «sembrano minime, ma quando le si somma – e ci sono già i progetti in discussione a Berna, penso alla reintroduzione dell'esame di coscienza, penso alla fusione di protezione civile e servizio civile – si arriva allo smantellamento. Che è evidente».
Laffranchini, dal canto suo, ha detto che «non stiamo parlando di una rivoluzione del servizio civile. Per il 66% dei civilisti non cambierà assolutamente nulla. Non penso che Governo e Parlamento intendano smantellare un servizio assolutamente indispensabile, utile, ma pensato per le persone che hanno un conflitto di coscienza. Io sono fiero, personalmente, di vivere in una nazione che preveda questo servizio sostitutivo, ma tale deve rimanere. E non un'alternativa di comodo per persone, tra l'altro, che hanno già assolto in parte, se non addirittura tutti, gli obblighi militari». Gestito in questo modo, «sta diventando una presa in giro. È quindi compito del legislatore correre ai ripari, perché il servizio civile non è più quell'organizzazione così come è stata sancita dalla Costituzione».
Il confronto tra Barbato Shoufani e Laffranchini a Ticinonews:

