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Mikron: "Il coronavirus non è il solo responsabile"
Mikron: "Il coronavirus non è il solo responsabile"
Mikron: "Il coronavirus non è il solo responsabile"
Redazione
6 anni fa
Secondo i sindacati OCST l'azienda di Agno presenta un problema strutturale precedente all'epidemia

È di stamattina la notizia arrivata direttamente dalla Mikron: potrebbero essere a rischio fino a 110 posti di lavoro. Giovanni Scolari di OCST, raggiunto dai colleghi di Radio3i commenta così: “È un fulmine al ciel sereno, soprattutto il numero delle persone toccate”. Il sindacato si oppone e ribadisce: “Non siamo assolutamente d’accordo con questo metodo, non era il momento per poter intervenire”. Inoltre, precisa Scolari: “La ditta è a beneficio dell’orario ridotto per questo motivo dovrebbe rivalutare la decisione”. E aggiunge in una nota: "Riteniamo che la proposta di aprire un periodo di consultazione di soli diciotto giorni, sebbene questo è quanto la Convenzione nazionale prevede, sia totalmente inadeguato rispetto alla situazione legata alla pandemia e rispetto al numero di licenziamenti previsti".

Ieri, spiega il sindacalista, ha avuto luogo la videoconferenza con i vertici aziendali mentre oggi l’incontro con la commissione del personale. “All’incontro ci siamo chinati sulle prime fattispecie per quanto riguarda l’informazione ai lavoratori, visto che non è possibile fare un’assemblea del personale le modalità saranno diverse.” E aggiunge: “Dovremo sentire le proposte dei dipendenti per cercare di diminuire il numero delle persone toccate dai licenziamenti”.

Ma la condizione di Mikron era conosciuta, l’azienda infatti era già in crisi da diverso tempo: “Il coronavirus può spiegare una sola parte del rallentamento generale, qui ci troviamo di fronte a una difficoltà di strategia strutturale”. A fronte della crisi, spiega Giovanni Scolari si erano già studiati progetti nuovi ma “questi non hanno dato il risultato sperato”. Una crisi strutturale che, stando a quanto dice Scolari, dev’essere ben gestita “dalla direzione, dai quadri che devono dare precise risposte, gli errori – conclude – sono stati fatti a monte e chiediamo che la decisione venga rivalutata o che, perlomeno, venga prolungato il periodo di consultazione”.

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