
L'Associazione "DaRe-Diritto a Restare", costituita nell'ottobre del 2016, ma che già da quasi 3 anni si occupa in modo volontario di accoglienza migranti a Milano, Como e in Ticino, denuncia quello che ritiene un modo di procedere molto discutibile da parte del Cantone ("anche alla luce del caso Argo1"), ossia il conferimento di un mandato senza concorso a Caritas ("un ente politicamente e religiosamente molto profilato") per il coordinamento dei volontari e le volontarie che si occupano di rifugiati in Ticino.
L'Associazione spiega di avere scoperto tutto ciò per caso: "Due mesi fa, dopo aver annunciato a tutte le pensioni e protezioni civili che i buoni di 50 franchi per richiedenti l’asilo per acquistare vestiti presso la Caritas e la Croce Rossa non erano più validi, la caposezione del Servizio richiedenti l’asilo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento Carmela Fiorini ha chiesto alla nostra associazione di presentare un progetto per coprire tutte le richieste di vestiario provenienti dalle 17 strutture che accolgono richiedenti l’asilo. Abbiamo così inoltrato il nostro progetto, aspettando quindi una risposta dai responsabili cantonali. Dopo vari solleciti da parte nostra, un mese dopo ci siamo finalmente incontrati con Carmela Fiorini e Renato Bernasconi, capo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento. Con nostra grande sorpresa ci hanno comunicato che l’autorità cantonale aveva conferito a Caritas il mandato (nota bene pagando un collaboratore al 50%) di coordinare i volontari e le volontarie che si occupano di rifugiati nel nostro cantone. In altre parole, d’ora in poi la nostra associazione, che conta il maggior numero di volontari attivi sul territorio cantonale, dovrebbe sottostare a Caritas che, retribuita dal cantone, coordinerebbe anche le nostre attività! Teniamo a precisare che il nostro lavoro si era reso necessario proprio perché il servizio proposto da Caritas non funzionava, tanto che, per fare un paio di esempi concreti, a Bosco Gurin, anche se faceva già freddo, c’erano richiedenti l’asilo in abiti estivi e a Camorino c’erano ragazzi che non avevano nemmeno un ricambio di biancheria intima".
Oltre a ritenere discutibile questo modo di procedere, "DaRe-Diritto a Restare" spiega di non capire perché non sia stata presa in considerazione, "pur avendo svolto per più di due anni un lavoro apprezzato e sostenuto dalle autorità stesse, autorizzandoci ad accedere alle pensioni e ai centri di protezione civile, e avendo proposto – su loro esplicita richiesta – una collaborazione professionale e gratuita".
Alla luce di questa situazione, l'Associazione ritiene più opportuno continuare la propria attività in maniera autonoma, "anche se ci è stato caldamente consigliato di sottostare a Caritas. Per noi questa ipotesi è inaccettabile, perché la merce che distribuiamo gratuitamente ci viene donata dalla popolazione, che spesso dichiara di preferirci a Caritas e alla Croce rossa, che invece rivende la merce donata".
L'auspicio dell'Associazione "DaRe-Diritto a Restare" è quello di vedere più considerazione per il proprio operato e "più trasparenza nelle decisioni delle autorità".
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