
Era l’estate del 2016. La stazione di Como San Giovanni era un bivacco a cielo aperto. Per mesi centinaia, migliaia di migranti in fuga soprattutto da Siria ed Eritrea, dormivano, mangiavano e vivevono accanto a sacchi di vestiti, valigie ammucchiate, accasciati a terra.
Guardavano al Nord: Olanda, Germania, Paesi Scandinavi. E’ qui che volevano andare, attraversando la Svizzera. A Chiasso era l’anno dei record con punte di 100 persone al giorno, durante i mesi estivi, fermate alla frontiera.
Oggi, a distanza di due anni la situazione appare molto diversa. I dati forniti a TeleTicino dalle Guardie di Confine sono chiari. Gli arrivi notificati fino a novembre dalla Regione IV sono stati circa 5'000, 7'600 a livello Svizzero.
Ben lontani, dunque, dagli oltre 26'200 del 2016 e dai 17'500 del 2017. Nigeria, Gambia, Somalia, Marocco ed Eritrea – in ordine – i paesi da cui provengono il maggior numero di persone.
Un fenomeno, dunque, almeno per ora in discesa. Complice, anche il pugno duro del nuovo Governo italiano, che ha inciso sul drastico calo dei flussi nella vicina Penisola (emblematico resterà il caso della nave Acquarius).
Calano gli arrivi, ma la guardia in Ticino rimane alta: se il centro di Losone ha chiuso, in sua sostituzione si sta preparando il centro provvisorio di Pasture (con 220 posti letto) che vedrà la luce l’anno prossimo in attesa della sua trasformazione definitiva in Centro federale d’asilo con funzione procedurale, prevista per il 2023 (totale: 350 posti letto).
Nel frattempo, la SEM continuerà a gestire il suo attuale alloggio in Via Motta, a Chiasso il quale, ad oggi, mette a disposizione 134 posti letto.
Anche il centro temporaneo di Rancate – quasi sempre semivuoto quest’anno – resterà operativo almeno fino al 2019, con opzione fino al 2020.
A deciderlo recentemente, il Consiglio di Stato. È infatti ipotizzabile che anche in futuro i migranti continueranno a percorrere le rotte attraverso l’Europa centrale, rischiando una repentina sollecitazione alla frontiera sud.
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