
Sarebbero "svariate migliaia" le persone di nazionalità straniera che vivono nel nostro Cantone ma che non hanno ancora ricevuto alcun permesso a causa di "gravi ritardi" nell'evasione delle procedure da parte dell'Ufficio stranieri.
Lo afferma il deputato PPD Paolo Peduzzi, che si è confrontato con il problema nell'ambito della sua professione di medico, in un'interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato.
"Nella mia vita quotidiana di medico generico per l’infanzia e per i giovani, incontro sempre più spesso famiglie che mi chiedono comprensione per non esser ancora affiliati a una cassa malati perché in attesa del permesso" scrive Peduzzi nel suo atto parlamentare. "Spesso queste persone risiedono in Ticino da mesi (!) lavorano regolarmente e percepiscono un salario, pagano le contribuzioni “alla fonte” e vivono con la propria famiglia nel nostro cantone; insomma si sono completamente trasferiti da noi."
"Mi sono permesso di chiedere più approfonditamente come potesse succedere una cosa del genere: qualcuno vive in Svizzera, meglio in Ticino, e non è assicurato a nessuna cassa malati, cioè non è garantita nessuna copertura dei costi in caso di malattia o di infortunio" prosegue Peduzzi. "In questo caso, noi medici generici (parlo per me, ma faccio riferimento anche a informazioni avute da colleghi) lasciamo stare di emettere fatture, o lo facciamo solo quando le famiglie insistono, dicendo di voler lasciar scoperti alle spalle (difficile da credere al giorno d’oggi ma avviene regolarmente nella realtà!)."
"Mi immagino però che in caso di incidenti, di gravi malattie improvvise o altro, queste persone si rifacciano ai nostri servizi cantonali e ricevano fatture che poi non possono onorare" aggiunge il medico.
Peduzzi scrive poi che in base a informazioni ricevute da pazienti del suo studio, "sembra che ci sia una lista di attesa nell’Ufficio stranieri di svariate migliaia di persone, che rappresenta un ritardo di diversi mesi (forse più di un anno?)."
"Queste persone, al momento di annunciarsi agli uffici competenti, ricevono un permesso provvisorio, con il quale si dovrebbero potersi assicurare come legge e logica vorrebbero" precisa Peduzzi. "Alcune casse malati però rifiutano di considerare tali clienti e da qui la situazione che ho descritto sopra."
Alla luce di queste informazioni, Peduzzi pone al Consiglio di Stato le seguenti domande:
1. È al corrente di questa situazione di precarietà per nuovi “concittadini” che vivono nel nostro cantone senza avere alcuna copertura assicurativa per malattie?
2. Come mai una così lunga lista d’attesa per persone che risiedono, vivono con la famiglia e lavorano in Ticino? Provenienti da stati europei e sottostanti alle regole della libera circolazione? Cosa non funziona negli uffici preposti? O è un iter procedurale voluto per evitare doppio lavoro in caso il nucleo famigliare lasci il nostro paese dopo brevi periodi?
3. Vi sono molti che lasciano dopo brevi periodi per motivi sociali o altre difficoltà sottovalutate? Quanti prima dei 3 mesi? Quanti prima dei 6 mesi? Quanti prima dell’anno?
4. Quante persone risiedono nel nostro cantone ora, senza permessi definitivi di residenza, pur provenendo da paesi europei e sottostando alle leggi della libera circolazione?
5. Quali misure si sono intraprese per far sì che le casse malati non si permettano di rifiutare la copertura assicurativa a coloro che sono in possesso solo di un permesso provvisorio 2.
6. A quanto ammonta, solo per l’Ente pubblico, l’ammanco per fatture emesse a persone senza adeguata copertura assicurativa?
7. Il Dipartimento delle istituzioni con i gravi ritardi nelle procedure di attribuzione dei permessi è consapevole che in realtà e paradossalmente sta favorendo il fenomeno del frontalierato?
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