
Non è necessario censire e incentivare e concedere deduzioni fiscali alle aziende virtuose che si impegneranno in futuro ad utilizzare materie prime e materiali ecosostenibili o poco o nulla inquinanti per le acque una volta entrati nel circolo di smaltimento dei rifiuti o del riciclo. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato nel suo rapporto sulla mozione 20 febbraio 2019 presentata da Tiziano Galeazzi e Francesco Maggi “Micro e nanoplastiche: certificazione aziendale e incentivi”.
Il Governo ha premesso che l’inquinamento da microplastiche delle acque dolci, contrariamente a quello degli ambienti acquatici marini, “è un fenomeno emergente e ancora poco approfondito”. Vista la scarsità di dati sulla presenza di microplastiche nell’ambiente, il Dipartimento del territorio ha ritenuto opportuno compiere una ricerca analoga a quella dell’EPFL sul Lago di Lugano. Detta ricerca è sfociata nello “Studio sulla presenza di microplastiche nel Lago Ceresio” dello scorso novembre, confermando una presenza diffusa di microplastiche in concentrazioni analoghe a quelle dei laghi Lemano e Maggiore, contaminati in misura mediamente doppia rispetto alla media svizzera.
“Fortunatamente, sulla base delle conoscenze e delle concentrazioni attuali, non si riscontrano a oggi pericoli per gli organismi acquatici in relazione alla presenza di microplastiche. L’Ufficio federale dell’ambiente sostiene che il rischio ambientale derivante dalla presenza di microplastiche nelle acque ai livelli dei nostri laghi può essere considerato basso e subordinato ad alti tipi di inquinanti, come i microinquinanti organici (per esempio residui di farmaci, pesticidi o sostanze endocrine)”. Viste le concentrazioni in gioco, il Governo ritiene che “le stesse conclusioni possono essere tratte sulla base dei dati raccolti dal DT per il lago Ceresio, che confermano ad ogni modo come il rischio ambientale non vada sottovalutato”.
In attesa di un consolidamento e della definizione stessa delle “microplastica” nell’Unione europea e in Svizzera, il Governo ritiene che “l’allestimento di un sistema di certificazione aziendale e di incentivi sarebbe estremamente difficile, oltre che molto oneroso e fitto di incognite per una corretta implementazione pratica”.
A livello di incentivi cantonali alle aziende virtuose, il Consiglio di Stato ricorda che, per esempio, “in ambito di aggiudicazione di commesse pubbliche, la legislazione cantonale sulle commesse pubbliche (art. 32 della legge e art. 53 del regolamento) annovera già tra i criteri di aggiudicazione la compatibilità ambientale”. Anche nella concessione di sussidi “vi sono dinamiche virtuose tendenti a prendere in considerazione la responsabilità sociale delle imprese e quindi gli aspetti ambientali”.
Per quanto concerne la fiscalità, “la richiesta d’introdurre delle deduzioni fiscali speciali a favore unicamente di una categoria particolare di contribuenti rischierebbe di risultare incompatibile con il diritto superiore, segnatamente la Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Comuni e dei Cantoni (LAID) e il principio costituzionale della parità di trattamento”.
La decisione del Consiglio di Stato di ritenere evasa la mozione non è parò andata giù a uno dei firmatari, il deputato democentrista Tiziano Galeazzi. "Ho chiesto che la mozione venga trattata in una commissione, poi con uno o due rapporti (dipende se ci sarà uno di minoranza) andremo in Parlamento a discutere e a votare”.
“Non trovo giustificato e motivato a sufficienza la presa di posizione governativa. In un mondo che sta cambiando e che le plastiche - macro, micro o nano stiano – stanno facendo danni ovunque, mi pare strano che da noi si viva in un mondo "fantastico di Alice", immuni a certi problemi ambientali che toccano anche l'uomo alla fine”, ha concluso.
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