
Il microchip del Rabadan fa discutere, molto discutere. C'è chi teme di essere seguito, chi teme di essere controllato su quanto e dove beve. Il bicchiere di cui stiamo parlando è un bicchiere in silicone, multiuso, che contiene un piccolissimo componente elettronico ma "non è un microchip, è un componente NFC, più simile a un antitaccheggio che a un componente da computer” commenta Paolo Attivissimo, divulgatore informatico, al microfono di Alessandro Cocca durante la puntata di Clacson.
“Verremo controllati, sapremo quanto beviamo, leggeranno ogni nostra mossa” queste le frasi che circolano sul web. "Questo sarebbe contrario a tutte le leggi oltre che al buon senso, non è tecnicamente possibile” commenta Attivissimo. Inoltre, Attivissimo precisa che, insomma, "se qualcuno ha preoccupazione di essere pedinato tenga conto che gira con un telefonino, con il quale posta qualsiasi cosa".
Il reale valore di questo componente NFC è la raccolta dati, visto che siamo in una fase embrionale i dati serviranno "per sapere quanti bicchieri si usano e quale diffusione hanno". Quindi, con assoluta certezza, chi aveva dubbi può dormire sonni tranquilli. In ogni caso, lo ricordiamo, la configurazione del bicchiere non è obbligatoria.
D'altro canto, Nicola Forrer, vice direttore del laboratorio cantonale, ha spiegato ai microfoni Radio3i, che "stiamo parlando di un materiale comunemente utilizzato in cucina". Per cui, non è un materiale "pericoloso", anche se, spiega Forrer, "il controllo è comunque è fatto da chi lo immette sul mercato". Forrer, spiega che personalmente la trova "una buona iniziativa, soprattutto per lo scopo che ha". Dal punto di vista igienico, Forrer non alimenta gli allarmismi evocati negli ultimi giorni. "Dipende da come uno gestisce il bicchiere durante la serata" spiega il vice direttore, "quando non lo si usa per bere dovrebbe conservarlo in un ambiente pulito".
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