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"Mia madre vorrebbe venirci a trovare, almeno una volta nella vita"
"Mia madre vorrebbe venirci a trovare, almeno una volta nella vita"
"Mia madre vorrebbe venirci a trovare, almeno una volta nella vita"
Redazione
8 anni fa
Una 73enne congolese potrebbe far visita al figlio dietro pagamento di una cauzione di 30'000 franchi

Una 73enne cittadina congolese potrà (forse) far visita ai figlio e alla sua compagna grazie al pagamento di una cauzione da ben 30'000 franchi. Negli scorsi giorni il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha infatti dato torto all’ l'Ambasciata svizzera a Kinshasa e alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), che avevano rifiutato di concedere un visto Schengen della durata di 90 giorni alla donna, vedova e madre di 8 figli (tre dei quali vivono in Svizzera), in quanto temevano che “una volta giunta nello spazio Schengen, la richiedente desideri protrarvi il proprio soggiorno nella speranza di trovarvi condizioni di vita migliori di quelle che conosce in patria".

Il 16 maggio 2018 la compagna svizzera del figlio della donna si era rivolta al TAF spiegando che la 73enne desidererebbe render loro visita "almeno una volta nella loro vita e manifestando la sua disponibilità a depositare una cauzione di 30'000 franchi a titolo di garanzia.

I giudici sangallesi hanno ritenuto che alla ricorrente difficilmente si possa attribuire l'intenzione di stabilirsi nello spazio Schengen "nella speranza di trovarvi condizioni di vita migliori di quelle che conosce in patria". Infatti – si legge nella sentenza del 24 gennaio scorso pubblicata oggi - “non è ragionevolmente concepibile che la richiedente potrebbe dare un nuovo indirizzo alla sua vita, a 73 anni, in Svizzera o altrove nello spazio Schengen, rimanendo oltre la scadenza del suo visto nell'intento, ad esempio, di trovare un lavoro o una qualsivoglia occupazione rimunerata, oppure di sposarsi. In altre parole, vista la sua età, il rischio che la richiedente consideri la possibilità o addirittura pianifichi di emigrare nello spazio Schengen, in confronto a connazionali giovani, pienamente attivi dal profilo professionale e magari ancora senza solidi vincoli con il loro paese, appare più che relativo”.

Dall'incarto si evince inoltre che la richiedente ha cinque figli, quindici nipoti e cinque pronipoti che vivono a Kinshasa, la maggior parte dei quali nella sua casa. “Ora - ha rammentato la Corte - mettendo sull'altro piatto della bilancia le due figlie e il figlio, maggiorenni, che vivono in Svizzera, appare chiaro che la vita della richiedente, non soltanto come madre, ma anche, e soprattutto, come nonna e bisnonna, è incentrata nella RDC, più precisamente a Kinshasa”. Il fatto che sia vedova, in questo contesto di famiglia estesa, non indebolisce l'importanza, l'intensità e la preponderanza dei legami affettivi che vincolano la richiedente ai suoi numerosi familiari a Kinshasa, in particolare ai suoi nipoti e pronipoti.

Sulla base di queste conclusioni e sulla cauzione – prevista dalle legge e proposta spontaneamente dalla ricorrente – che coprirebbe i costi di un eventuale rinvio coatto, il TAF ha accolto il ricorso e rinviato la causa alla SEM per nuova decisione ai sensi dei considerandi.

(Sentenza F-2881/2018 del 24 gennaio 2019)

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