
Una camera per l'eutanasia in ogni struttura sanitaria del Canton Ticino, quindi sia nelle case anziani che negli ospedali.
È quanto hanno chiesto ieri quattro deputati Verdi, Michela Delcò Petralli, Sergio Savoia, Claudia Crivelli Barella e Francesco Maggi, tramite un'iniziativa parlamentare.
A detta dei quattro deputati, obbligare gli anziani che intendono ricorrere al suicidio assistito a farlo all'esterno della struttura in cui risiedono "è una imposizione che non si comprende", e che "rappresenta non solo una inutile incomodità ma anche una umiliante condanna morale".
La proposta però ha già raccolto i primi pareri negativi, raccolti dal Giornale del Popolo.
"È un tema sensibile, da approfondire con un dibattito di società" dichiara il direttore della Casa per anziani malcantonese, Roberto Perucchi. "Credo però che introdurre queste pratiche in una casa per anziani comporti dei problemi non da poco per chi ci lavora - con la filosofia di aiutare a vivere e sostenere le persone deboli - e chi vi è ospitato. Destabilizzerebbe entrambe le categorie. Noi abbiamo un protocollo rigidissimo, e ciò non è permesso nelle nostre mura."
Ancora più categorico il dottor Pio Eugenio Fontana, medico geriatra. "Ho almeno tre buoni motivi per rifiutare questa proposta davvero grave" afferma. "In 15 anni di attività ho seguito migliaia di casi e non sono mancante richieste di morire. Ma sole tre volte queste persone sono andate fino in fondo. Infatti nel resto dei casi la nostra risposta di accompagnamento medico e umano, di cure palliative a sostegno contro il dolore, ha permesso agli altri di vivere e morire con serenità. Oggi abbiamo i mezzi per aiutare. Dare la morte è una scorciatoia pericolosa, che potrebbe (e lo è già in parte) essere imboccata magari nel caso di una depressione. E la nostra è una società che favorisce i burn out di chi è troppo sfruttato sul lavoro, o il sentimento di inutilità presso gli anziani o i deboli. È qualcosa che mi ricorda il nazismo!"
"Secondariamente" prosegue il dottor Fontana, "credo che queste organizzazioni siano inaccettabili. Esse diventano dei professionisti del dare la morte, c'è gente che guadagna in questo modo. Infine trovo inaccettabile che si proponga un obbligo di questo tipo: con che diritto si estende a strutture private un codice etico a loro estraneo? Sarebbe come obbligare le cliniche all'aborto. I medici e il personale curante non possono essere obbligati a ospitare queste pratiche."
Anche in politica c'è chi ha già chiaramente espresso la propria opposizione alla proposta dei Verdi. "Mi sembra che l'obbligo di fornire la "dolce morte" non possa essere la risposta che la società dà ai disagi delle persone in difficoltà" sostiene il deputato PPD Maurizio Agustoni. "Non possiamo estendere acriticamente le possibilità di morire su richiesta. Magari solo perché qualcuno è stufo di vivere. Oggi infatti non si tratta solo di malati terminali, ma spesso dietro c'è una richiesta di aiuto, di disagio. Non si può pretendere che lo Stato risponda con la morte."
Agustoni termina con una provocazione. "Allora per assurdo, visto il numero di giovani che tenta il suicidio, perché non aprire aule simili nelle scuole? La vita di un anziano, di una persona in difficoltà conta meno di quella di un giovane?"
Il dibattito è lanciato.
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