
"Mi dispiace molto per quello che è successo. Ma l'associazione non ha neanche un franco e difficilmente riuscirò a pagare gli stipendi arretrati. Chiedo scusa alle dipendenti e alle famiglie coinvolte". A parlare è il presidente dell'associazione che gestisce l'asilo nido di Dino, che ha chiuso a fine giugno, dopo neanche due mesi di attività. Una chiusura avvenuta dopo che il comune di Lugano ha dichiarato inagibile la struttura per problemi con la canalizzazione. Di conseguenza tutte le collaboratrici, cinque in totale, sono state licenziate, le quali si sono rivolte ai sindacati per il mancato versamento dei salari arretrati (vedi articolo suggerito).
"Il mancato pagamento", spiega il presidente, "è legato al divieto d'uso della struttura. Un vero peccato perché già 12 bambini erano stati annunciato per settembre. Ma non potendo lavorare, non sono entrati i soldi auspicati e neanchi i sussidi. Siamo un'associazione senza scopo di lucro, quindi anche per me non c'è nessun ritorno economico".
Per quanto riguarda gli arretrati, il presidente spiega che "lo statuto dell'associazione non implica i capitali privati dei membri. La vedo dura restituire i salari. Voglio comunque precisare", aggiunge il titolare, "che sono sempre stato chiaro sulla situazione finanziara dell'associazione. Le collaboratrici erano al corrente che la situazione sarebbe potuta precipitare. Ho anche consigliato di cercarsi un altro posto di lavoro. Di più non so cosa fare".
Riguardo alla possibile riapertura della struttura, il titolare precisa che ha le mani legate: "Ci sono problemi molto più profondi. È in corso un contenzioso tra l'ex proprietaria e agli attuali azionisti, che impediscono all'associazione di fare interventi strutturali. La situazione non dipende da noi. L'edificio sorge anche su una proprietà ad uso pubblico, per cui non è possibile edificare appartamenti o fare altri tipi di attività. Da parte mia spero in una riapertura, è nell'interesse di tutti".
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