
La decisione della Cina di abbandonare la politica ‘Covid zero’ sta destando preoccupazione in diversi Paesi. E c’è chi sta già reagendo. Nella vicina Italia, ad esempio, all’aeroporto di Malpensa è stato riattivato il dispositivo per fare i test rapidi, dato che negli scorsi giorni diversi passeggeri provenienti dal Paese asiatico sono risultati positivi al coronavirus. La Confederazione, per il momento, ha scelto invece di seguire una linea più ‘attendista’ e attualmente non è prevista l’introduzione di misure sanitarie alle frontiere. Una strategia che non sembra convincere il presidente dell’Ordine dei medici ticinesi Franco Denti. “Quello che sta succedendo in Cina è abbastanza inquietante”, commenta Denti ai microfoni di Ticinonews. “Nel nostro cantone ci troviamo ‘sulla coda’ del Covid e una mole di contagi così vasta come quella paventata in Cina può generare nuove varianti che magari sfuggono ai vaccini, per cui c’è una certa apprensione”.
“Sì ai test all’entrata in Svizzera”
Secondo Denti, il modo di agire dell’Italia “è sacrosanto. Inoltre, non vengono semplicemente effettuati dei test, bensì si sequenziano le strisce, andando alla ricerca di varianti”. Ogni volta che un virus si riproduce “commette degli errori e questi sono le mutazioni. Con i numeri attuali, giganteschi, non si può escludere la nascita di una nuova variante che, come detto, potrebbe eludere i vaccini. Personalmente mi sento quindi di appoggiare l’ipotesi dei test per l’entrata in Svizzera”.
“Evitiamo di fare un passo indietro”
Per il momento le sottovarianti registrate sembrano essere già conosciute alle nostre latitudini, a differenza di quelle più aggressive di cui si parla in Cina. “Qui c'è un problema, perché il Paese asiatico ha comunicato che non fornirà più informazioni in merito al Covid e siamo quindi noi a dover cercare di capire cosa succede”, precisa Denti. Ad oggi “sappiamo che la variante Gryphon sta diventando predominante. Ripeto, si tratta di sequenziare e di comprendere se si è davanti sottovarianti di Omicron oppure a nuove. Noi ticinesi abbiamo vissuto il 2020 e ce lo ricordiamo bene. Non vorrei fare un passo indietro”. L’auspicio “è che la Confederazione introduca a breve il tampone per l’entrata in Svizzera, in modo da poter capire cosa sta accadendo”.
“Mantenere alta l’attenzione”
L’ipotesi dei test all’entrata “non è la panacea di tutti i mali, ma è comunque meglio rispetto al non fare nulla”. Grazie agli sforzi compiuti dalla popolazione ticinese, svizzera ed europea “siamo giunti probabilmente alla coda dell’epidemia di coronavirus, ma se dovesse comparire qualcosa di nuovo non so cosa potrebbe accadere”. Nessun catastrofismo, “ma l’attenzione deve essere mantenuta alta”.

