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Ticino
Metalcostruzione "sotto assedio"
Redazione
13 anni fa
"Vogliamo un'edilizia più attenta all'ambiente"

"Il settore per ora tiene bene ma la burrasca è imminente". E la minaccia, ancora una volta, arriva dai padroncini. È preoccupato il presidente dell'Unione svizzera del metallo Piergiorgio Rossi che stamattina al centro professionale di Gordola ha snocciolato le cifre relative all'ultimo anno: ben 7000 notifiche che in termini economici valgono 80 milioni di franchi. Senza contare le sempre più numerose ditte italiane che operano sul territorio con prezzi competitivi. E così, malgrado il boom edile degli ultimi anni, le aziende ticinesi si vedono giocoforza costrette a licenziare.

Ma, se è vero che contro la liberalizzazione economica il margine d'azione è limitato alle 60 misure presentate di recente dal Governo, a volte, spiegano i membri del comitato, al posto di considerare il guadagno immediato, basterebbe ragionare sul lungo termine. E qui Piergiorgio Rossi punta il dito contro i blocchi prefabbricati di cemento, per lo più in arrivo dall'Italia che, puntualmente, spuntano sul territorio degradando l'ambiente. Infatti, il cemento è un materiale non riciclabile che, una volta demolito, finisce dritto dritto in discarica.

"Una soluzione, continua Rossi, però esiste e ha un nome: acciaio. Un materiale più caro, certo, ma riciclabile al 100%, resistente e con ampie possibilità architettoniche".

In sostanza, occorre essere lungimiranti. "Dobbiamo pensare a quello che lasceremo ai nostri figli", conclude Piergiorgio Rossi. E tra i "nostri figli" ci sono anche tutti quei giovani in formazione che, se non si corre presto ai ripari, rischiano seriamente di trovarsi un domani senza lavoro.

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