
Storia di botta e risposta. Di repliche e dupliche. Storia a puntate: proprio come quelle delle telenovelas. Ieri mattina Tullio Righinetti, dalle colonne del Giornale del popolo, è tornato a criticare duramente la dirigenza del PLR e in particolare Giovanni Merlini. Ieri sera sul portale del partito, rossoblu.ch, ecco la replica del presidente, altrettanto fuori dai denti (vedi articolo correlato). Oggi abbiamo telefonato a Tullio Righinetti, per interrogarlo sulle puntualizzazioni, molto precise, che Merlini gli ha mosso. Pronto, Righinetti? “Sì, pronto. Mi dica…” Ha letto la replica di Giovanni Merlini alla sua lettera sul Giornale del Popolo? “Sì, l’ho letta…” E cosa ne pensa? “Che ho colpito nel segno. Quella di Merlini è la risposta di una persona estremamente in difficoltà. Ha scritto troppe bugiarderie. Arriva pure a negare l’evidenza dei numeri elettorali. Ma si vede che ha ragione lui: il PLR sotto la sua presidenza ha aumentato i consensi….”. Però, scusi, Merlini muove delle critiche puntuali. Per esempio su Idealiberale. Dice che l’Ufficio direttivo si è incontrato più volte con voi. Ed è vero. Dice che avete rinunciato, disertanto l'invito, a presentare il vostro manifesto in comitato cantonale. E anche questo è vero. E poi, sulla vostra assenza, Merlini si chiede: paura delle proprie idee o di rimanere in minoranza? “Guardi, questo è fumo gettato negli occhi a chi non vede o non vuol vedere. È vero che ci siamo incontrati con l’Ufficio direttivo, ma Merlini non ha mai messo sul piatto nulla. Non ci ha mai presi seriamente. Erano incontri senza senso, tant’è che abbiamo smesso di averli. Quanto al Comitato cantonale: noi gli avevamo scritto una lettera spiegando le ragioni per cui non ritenevamo opportuno presentare il manifesto. E lui non si è neanche degnato di risponderci! Quanto alla domanda che si fa Merlini: beh, guardi, io sono sempre stato in minoranza. E siamo perfettamente consapevoli di essere una minoranza in questo PLR. Ma le idee si propongono per la loro forza, non perché fanno maggioranza. Ed è per questo che continuiamo a portarle avanti. Siamo una minoranza, è vero. Ma rappresentiamo comunque una parte importante del partito e dell’elettorato. Poi, sa, le maggioranze sono variabili a dipendenza del contesto storico”. Veniamo al capitolo dei 70enni. Merlini afferma che non è affatto contrario alle elezioni di persone in là con gli anni. Prova ne sia l’elezione di Ivan Weber, o di Giorgio Galusero, Edo Bobbià e anche la sua, Righinetti… “Innanzitutto i nomi che cita il presidente non sono stati eletti per meriti suoi o del partito, ma grazie agli elettori. È nota a tutti infatti la campagna che Merlini ha fatto nel 2007 contro me, Bobbià e Adobati. Una campagna vergognosa. Poi il ricambio è giusto, ma non è mica un ordine del dottore. In fin dei conti, a salvare i seggi del partito in Parlamento, sono stati i voti di quelli che da più tempo sono deputati”. Sì ma Righinetti, 30 anni in parlamento non sono troppi? Non precludono qualsiasi ricambio? “Ma mi dica lei che ricambio è mettere in Gran Consiglio, come è stato fatto, persone valide professionalmente, ma del tutto avulse alla politica...”. Quindi secondo lei se ci sono i voti, è legittimo occupare un seggio in Gran Consiglio per 30 anni? “Ci mancherebbe altro, certo che sì. Se ci sono i voti e l’eletto non sta a in Gran Consiglio a scaldare i banchi, non c’è niente di male. E poi guardi che a Lugano si è salvato il terzo seggio in Municipio perché per fortuna si è ricandidato Giorgio Giudici. Diciamo anche a lui che non lo ricandidiamo per raggiunti limiti d’età?”. Ma lei si ricandida? “Ma come faccio a ricandidarmi? Gli statuti me lo impediscono!”. Niente gu
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