
“Oggi il nostro partito ha vinto, il PPD ha perso”. Questo il primo commento di Giovanni Merlini, presidente del PLRT, in merito all’elezione di Didier Burkhalter in Consiglio federale. Merlini, raggiunto telefonicamente da Berna, ci dice inoltre che “La strategia elaborata dal gruppo parlamentare e dal presidente Fulvio Pelli si è rivelata giusta, garantendo un successo. Quello che conta, inoltre, è stato il mantenimento del secondo seggio”. Merlini osserva poi che se Fulvio Pelli si fosse candidato la Svizzera italiana avrebbe avuto sicuramente un consigliere federale ticinese. “Ma non lo ha fatto anche per una questione di conflitto d’interessi”. “Se la Svizzera italiana avesse elaborato da subito una strategia che fosse andata al di là degli steccati partitici, il Ticino avrebbe anche potuto essere in Consiglio federale. I segnali di disunione in queste ultime settimane non sono stati edificanti”. “Non conosco Burkhalter, ma ho visto le sue prese di posizione sui media”, osserva invece Manuele Bertoli, presidente PS ticinese, dai microfoni di Temporeale su Radio 3iii. Poi arriva la precisazione: “Ma le prese di posizione prima di un’elezione sono sempre fatte in funzione dell’elezione. Quindi il vero Burkhalter lo vedremo più avanti”. Mentre sulla decisione “provocatoria” del senatore Marty di accettare la corsa in Consiglio federale per far rifletere il Ticino sull’importanza di una vera rappresentatività della Svizzera italiana, Bertoli osserva che “Marty ha almeno in parte ragione perché la non-candidatura di Pelli ha posto dei problemi. Se Pelli avesse detto chiaramente di voler andare in Consiglio federale, sarebbe stata una cosa diversa”. “Penso che tutti si siano riempiti la bocca sulla questione della Svizzera italiana. Il pasticcio grosso è stato fatto in casa del PLR. Perché non è stata fatta la candidatura del presidente nazionale Fulvio Pelli. Poi c’è stata la candidatura “selvaggia” dell’ultimo momento di Marty, che non è stata preparata”, così commenta invece la questione Giovanni Jelmini, presidente del PPD ticinese. “Molti parlano di un’elezione al cardio-palma. Quando si entra in campo ci si crede sempre. Si sapeva che era una partita tutta in salita, che si doveva giocare e il PPD ha fatto bene a giocarla fino in fondo”. Sul neo consigliere federale, Jelmini - dai microfoni di Temporeale - dichiara di non conoscerlo personalmente, “ma le voci che ho sentito parlano di un consigliere federale solido, molto preparato che ha seguito e segue seriamente i dossier. Forse non ha molto carisma, cosa che manca in Consiglio federale”. E proprio sul carisma invece si sofferma il consigliere nazionale Attilio Bignasca. “Non so chi abbia carisma in Consiglio federale. Di Blocher ce n’è uno solo”. Mentre su Burkhalter, il deputato leghista osserva: “Burkhalter era uno dei due candidati sul ticket ufficiale del PLR. La logica ha voluto che fosse salvata la concordanza. È fallita la strategia del PPD che voleva soffiare al PLR il secondo seggio in Consiglio federale”. "Penso che il risultato possa essere considerato positivo - osserva Pierre Rusconi, presidente dell'UDC Ticino, ai microfoni di Temporeale -. Il PPD ha fatto un tentativo legittimo, ma non è stato il momento opportuno. Schwaller non ha fatto una brutta figura, ha dimostrato di saper coalizzare attorno a sé un certo numero di parlamentari, ma non è stato sufficiente". "Dick Marty si è accorto finalmente di essere ticinese - termina Rusconi -. Il Ticino non ha saputo giocare le sue carte, è innegabile. A mio giudizio Fulvio Pelli ha giocato male le sue carte. Le avesse giocate bene, ora sarebbe consigliere federale".
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