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Ticino
Merlani: “La quarantena è obbligatoria”
Il medico cantonale Giorgio Merlani ribadisce l’importanza dell’isolamento e aggiunge: “Chi non lo rispetta può essere sanzionato”. De Rosa: “Sono preoccupato”

I dati sul coronavirus degli ultimi giorni in Ticino sono in aumento. Quello zero che ormai eravamo abituati ad osservare sembra essere sparito lasciando spazio a numeri più elevati. A tal proposito il medico cantonale Giorgio Merlani ai microfoni di Teleticino ha spiegato: “Teniamo d’occhio l’evoluzione dei numeri, noi ci mettiamo tutto l’impegno possibile ed è importante che anche la popolazione lo faccia”.

Il modo di fare contact tracing è però cambiato dall’inizio dell’attuazione della strategia. Ad oggi le persone in quarantena sono all’incirca 450. All’inizio gli interessati venivano contattati frequentemente, ma i numeri erano ben diversi. “La persona posta in quarantena si occupa di chiamare il medico cantonale se dovesse riscontrare sintomi legati al Covid-19”, spiega Merlani. E sottolinea: “La quarantena è obbligatoria, non è un consiglio”. “Chi non la rispetta può essere sanzionato, se qualcuno va in giro sapendo di essere potenzialmente contagioso mette a rischio la vita delle altre persone”.

Attualmente chi contrae il virus è legato ad una fascia di età piuttosto giovane, “adesso testiamo di più e troviamo di più, a differenza della fase iniziale quando venivano testate solo le persone con sintomi e decorsi gravi”. “I giovani sono anche più colpiti perché circolano parecchio, entrano in contatto gli uni con gli altri” spiega Merlani. “Sono piuttosto loro che frequentano i locali pubblici la sera e che, comunque, sono meno attenti alle norme di igiene anche perché probabilmente sanno di essere meno a rischio rispetto agli anziani”.

Se da una parte i giovani, dunque, sono quelli che ora vengono più colpiti dal virus perché circolano di più e hanno molteplici contatti soprattutto nei locali pubblici, dall’altra parte le istituzioni decidono di non dare uno stop generalizzato alla vita notturna, ma una limitazione (come quella sul numero degli assembramenti, da 300 a 30).

“Abbiamo visto in diversi cantoni e anche in Ticino come è difficile rispettare le distanze e le misure di protezione. Era inevitabile prendere ulteriori provvedimenti” spiega Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità ai colleghi di Teleticino “Non abbiamo ritenuto indispensabile chiudere ora ma è una misura che non viene esclusa a priori. Seguiamo da vicino l’evoluzione della situazione”, aggiunge. Alle strutture interessate è stato chiesto di seguire una serie di punti e di raccomandazioni, controllando per esempio che vengano forniti dei dati corretti che sono essenziali per chi si occupa dell’indagine ambientale (contact tracing).

Sulla situazione generale, De Rosa spiega: “C’è una certa preoccupazione perché si nota un rilassamento dettato da diversi fattori ma non è questo il momento di rilassarsi”. Insomma, l’inquietudine sembra decisamente marcata all’interno delle istituzioni: “Dobbiamo mantenere alta la guardia, da zero a dieci io sono preoccupato 7”.

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