
La morte di una persona, pare una 64enne americana, con la capsula Sarco a Sciaffusa ha avuto grande risonanza sui media di tutto il mondo e ha portato all'arresto di diverse persone. Ticinonews ha parlato della questione con Paolo Merlani, già membro della commissione nazionale d'etica, per capire che ruolo possa avere questo metodo sul suicidio assistito in Svizzera.
"L'assistenza al suicidio è un procedimento, non una macchina"
Merlani punta il dito su una sorta di marketing che sta dietro l'utilizzo di Sarco, il quale porta a mettere in secondo piano il procedimento con cui si arriva a porre fine alla propria vita. "Ammetto di provare un certo fastidio. In realtà ci stiamo concentrando su una macchina quando in realtà l'assistenza al suicidio è un procedimento che va seguito e che deve seguire un protocollo ben preciso", spiega il medico. "In questo caso, si sa poco del procedimento stesso: in realtà si parla della tecnica ma non del protocollo, su cui circolano poche informazioni. Pare si compili un modulo su Internet per poi essere seguiti dall'associazione responsabile del tutto". Si ravvisa una certa attenzione al marketing, con l'immagine "di un prodotto elegante e accattivante, simile a una Tesla, che rischia di banalizzare un tema delicato". Merlani punta il dito anche sulla presenza di fotografi al momento del decesso, quando normalmente il suicidio assistito è un argomento da affrontare nell'intimità con i propri familiari. In questo processo si nota invece una certa spettacolarizzazione. "Mettere il tutto sotto gli occhi della gente in questo modo è eticamente molto diverso dalle azioni di Exit, che non fa pubblicità delle sue azioni".
"L'assistenza al suicidio non è un atto medico"
Merlani si sofferma anche su come funziona il processo per chi desidera un suicidio assistito. "Bisogna fare un passo indietro e dire che l'assistenza al suicidio non è un atto medico. Si tratta di un processo più che di un procedimento, il contrario di quello che stiamo vedendo". Il medico per il suicidio assistito in Svizzera "di per sé ha un ruolo solo nel prescrivere il farmaco usato. Ricordo però che tecnicamente chiunque può assistere all'atto del togliersi la vita tramite medicamento". Il suicidio è un diritto passivo, "ovvero le persone hanno la facoltà di andare verso di esso ed essere assistite senza che le persone che sono presenti vengano punite. Non c'è però attualmente un diritto affinché lo stato garantisca la possibilità di suicidarsi con una assistenza". Si fa quindi su base volontaria, "tranne in alcuni cantoni dove c 'è la possibilità, in alcuni ospedali, di ottenerlo".
"In Svizzera soluzione equilibrata, speriamo che Sarco non rimetta tutto in discussione"
L'auspicio di Merlani è che il cosiddetto "caso Sarco" "non contribuisca a rimettere in discussione la legislazione sul suicidio assistito, che in Svizzera è regolamentato da una legge che lo rende non punibile se non fatto per fini egoistici". L'equilibrio che abbiamo raggiunto "penso sia molto interessante. Quando ero nella commissione di etica abbiamo riflettuto sull'assistenza al suicidio e sulla legge vigente; ci abbiamo pensato anche a lungo, ma non vi abbiamo messo mano e abbiamo suggerito di non farlo in quanto è difficile trovare soluzioni così equilibrate. Sembra assurdo, ma attualmente è la miglior idea possibile", termina Merlani.

