
"Dipendenti pubblici: a quanto la meritocrazia?" chiedevano i consiglieri comunali Flavio Pesciallo (primo firmatario, Lega), Giampiero Cambrosio (Lega), Tiziano Galeazzi (UDC), Peter Rossi (PLR) e Giovanna Viscardi (PLR), in un'interrogazione inoltrata nello scorso mese di marzo al Municipio di Lugano.
I cinque si dicevano fermamente convinti "che la Città dovrebbe finalmente introdurre il criterio di meritocrazia, premiando e incentivando il valore dei suoi dipendenti (...) per non impoverire il capitale sociale distruggendo la buona volontà di quanti si impegnano nel quotidiano a qualificare e a innalzare il livello della pubblica amministrazione."
"Non per punire Tizio piuttosto che Caio" aggiungevano i cinque consiglieri comunali, "bensì per valorizzare il lavoro delle persone, renderlo più efficiente e gratificante per tutti."
"Vi sono moltissimi collaboratori e dipendenti volenterosi e capaci che lavorano da anni per la Città, senza aver mai ottenuto un aumento di stipendio o una promozione" concludevano i cinque, prima di chiedere all'Esecutivo cittadino un parere sull'opportunità di introdurre la meritocrazia nel Comune di Lugano.
Negli scorsi giorni il Municipio ha fornito la sua risposta. Piuttosto scarna, a dire il vero.
Innanzitutto l'Esecutivo spiega che per ogni Dicastero o Servizio della Città di Lugano esiste un organigramma dei dipendenti, nonché un database che include tutte le informazioni inerenti al singolo dipendente, quali per esempio titoli di studio, anni di servizio, eccetera.
Per quanto riguarda la meritocrazia, il Municipio afferma di essere "da sempre sensibile del valore dei propri collaboratori."
"Di regola" aggiunge il Municipio, "a scadenze annuali e sulla base di uno specifico rapporto e colloquio di qualifica svolto delle rispettive direzione dei servizi, accorda ai dipendenti ritenuti meritevoli una promozione secondo quanto disposto dagli articoli 43 e 44 della ROD."
Punto, stop.
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