
Aripe, l'Associazione per il rispetto di un’infanzia pedagogicamente equa, ha presentato questa mattina al Consiglio di Stato una moratoria che chiede di sospendere le "direttive sulla frequenza nella scuola dell'infanzia" emanate dal DECS il 10 marzo 2017.
Nello specifico la moratoria dovrà garantire che gli allievi al primo anno obbligatorio non debbano essere costretti a mangiare presso la scuola dell’infanzia e passare al tempo pieno al più tardi a fine ottobre fintanto che lo Stato del Canton Ticino "non riesca a garantire loro una uguale parità di trattamento sull’intero territorio ticinese”.
"In effetti" sottolinea l'associazione nella moratoria, "a tutt'oggi il 4% delle sedi di scuola dell'infanzia in Ticino non è ancora in grado di offrire ed obbligare la refezione ed al Sud delle Alpi vi sono sempre più comuni lungimiranti che, malgrado siano dotati di refezione, hanno liberamente deciso di non imporla ai loro piccoli concittadini, con la logica conseguenza che “non tutti i bambini ticinesi hanno diritti e doveri equiparati”. È scorretto che l'imposizione della mensa debba essere associata alla sfortuna di vivere in un comune piuttosto che in un altro".
"Nel nostro cantone vi sono inoltre" aggiunge Aripe, "un minimo di 80 “bambini ticinesi” di 4, 5 e 6 anni che frequentano lezioni previste unicamente il mattino, e di conseguenza senza alcuna imposizione di refezione, presso asili e classi di prima elementare di strutture private regolarmente riconosciute dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport".
Infine, l'associazione ritiene "insalubre" che un bambino di soli 4 anni venga obbligato a novembre a mangiare in mensa, per poi ritrovarsi esonerato dallo stesso vincolo pochi mesi dopo "qualora il Gran Consiglio dovesse accettare l'iniziativa parlamentare elaborata denominata 'Libertà di stare a mensa o a casa per gli allievi della scuola dell’infanzia'". Un'iniziativa promossa dalla stessa associazione, che chiede di inserire all’art. 55 f della “Legge della scuola”, il diritto dei genitori “di scegliere se beneficiare o meno per i propri figli che frequentano le scuole dell’infanzia del servizio di refezione scolastica offerto dalla sede”.
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