
"Gli svizzeri si stanno stufando di fare la spesa all'estero". La tesi, avanzata stamane dalla Handelszeitung (vedi SUGGERITI) e corroborata dai dati forniti dall'amministrazione federale delle dogane che parlano di una diminuzione dei versamenti di dazi doganali e IVA, sembra non trovare pieno riscontro tra i commercianti del Sud delle Alpi.
Difficile inquadrare il fenomeno
"È difficilissimo fare una valutazione del genere - spiega Augusto Chicherio, presidente della Federcommercio ticinese - Servirebbero dati e sondaggi, ma quello che posso dire è che non c'è al momento questa tangibile percezione da parte dei commercianti." Anche considerando che questa tendenza sia veramente in atto, per Chicherio i suoi associati non se ne possono accorgere a breve poiché "a parità di volumi venduti, l'incasso è minore rispetto al passato". L'abolizione del tasso di cambio minimo dell'euro ha infatti spinto i commercianti a ribassare i prezzi, come sottolineato pure da Paolo Poretti, a capo della Società dei commercianti di Lugano: "Si può immaginare che questo nuovo trend sia la conseguenza della diminuzione dei prezzi anche da noi, in seguito al calo del valore dell'euro. Pure per noi rivenditori è iniziato a costare meno tutto quanto importato." Al commerciante luganese mancano tuttavia cifre utili a fornire una risposta certa: "Non ho dati che possano confermare il nuovo trend e non mi sembra di percepirlo tra i colleghi, ma se così fosse, tanto meglio!". Dello stesso avviso l'omologo chiassese di Poretti, Carlo Coen: "Meno acquisti in Italia? Magari fosse vero!”.
Di tutt'altro tenore la risposta fornita invece da uno dei principali attori del commercio al dettaglio, che smentisce le associazioni: "Confermiamo la tendenza, che ci aspettavamo - riferisce a Radio3i Lorenzo Emma di Migros Ticino - Ancora presto fare calcoli però, non abbiamo visto nessun effetto tangibile." Secondo il portavoce di Migros, "i ticinesi sono stufi di fare 60 km per fare la spesa in Italia, non ne vale più la pena". Ai microfoni dell'emittente radiofonica Emma ha confermato che dopo lo shock del franco forte i prezzi sono diminuiti anche in Ticino.
Perché i ticinesi spendono ancora all'estero?
Cosa spingerebbe allora un largo numero di ticinesi a recarsi ancora oltreconfine per i suoi acquisti? "La gente pensa che il cambio tra franco ed euro sia ancora nel rapporto 1:1 - sostiene Poretti, mentre per Coen "il ticinese ascolta poco, malgrado tutte le nostre campagne di sensibilizzazione. I ticinesi dovrebbero capire le numerose spese che abbiamo." Il presidente del Gruppo Commercianti Chiasso riconosce però che, almeno nel settore alimentare, i distributori dovrebbero fare un importante sforzo che potrebbe convincere la popolazione locale a non rivolgersi al mercato italiano: "Andrebbero ridotti i prezzi di due prodotti: affettati e carni. Riducendo questi, la gente sarebbe incentivata a restare in Ticino per la spesa."
Per Chicherio la questione del cambio dei prezzi riguarda in modo diverso i vari settori: "Se pensiamo alle automobili, tutti i ticinesi si sono accorti dei prezzi nettamente diminuiti grazie agli euro-bonus. Nel commercio al dettaglio è invece più difficile rendersene immediatamente conto." L'invito che le associazioni dei commercianti rivolgono quindi alla popolazione è quello di comparare effettivamente i prezzi tra Italia e Svizzera per i medesimi articoli: "Se negli alimentari possono esserci differenze comprensibili, nell'abbigliamento non vale lo stesso principio" assicurano.
Tornando alla veridicità per il Ticino della tendenza presentata quest'oggi, Paolo Poretti adduce però un ulteriore elemento di riflessione: "Questi dati potrebbero essere fuorvianti. Occorrerebbe infatti capire se i ticinesi hanno speso meno e basta, non spendendo quindi in Ticino ciò che l'anno prima hanno speso in Italia. Potrebbe esserci stata un'euforia successiva allo shock del franco forte, ora svanita, calmando il precedente trend e portando nuovamente a consumi normali."
Una proposta cantonale in cantiere
Nel Gruppo Commercianti di Chiasso pare che intanto si stia lavorando a una soluzione di carattere cantonale per cercare di spingere i ticinesi a restare entro i confini per i loro acquisti. Il presidente del gruppo però al momento non intende sbilanciarsi ulteriormente, rimandandoci a una futura presentazione: "C'è un'idea e noi ce la stiamo mettendo tutta, ma serve che ogni ticinese si metta la mano sul cuore."
OC
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