
Diminuiscono gli incendi, aumentano gli inquinamenti e gli incidenti chimici. Per la precisione lo scorso anno i pompieri hanno dovuto spegnere 709 incendi. 863 invece le chiamate al 118 a seguito di inquinamenti, su un totale di poco meno di 3000 interventi.
Dai dati presentati oggi dalla federazione ticinese dei corpi pompieri, che si appresta a festeggiare i 75 anni, emerge che l'attività dei militi è sempre più diversificata. Non sono più impegnati solo con le fiamme, ma intervengono anche quando partono gli allarmi di impianti automatici o in caso di maltempo per fa fronte ai danni della natura.
Per quanto riguarda i costi generati dagli interventi, i dati sono leggermente inferiori rispetto all'anno precedente: complessivamente un milione 928mila. Di questi poco più di 300mila sono stati impiegati per l'utilizzo degli elicotteri.
Parlando di effettivi sono 1'694 i militi suddivisi in 38 corpi. Tutti volontari, tranne i pompieri del corpo di Lugano. E questa è la sfida aperta della federazione: trovare con la nuova legge sui pompieri il giusto equilibrio tra volontariato e professionismo, almeno nei centri di soccorso cantonali per garantire il pronto intervento nei giorni feriali, quando è più difficile reperire uomini pronti a scattare.
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