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Ticino
Meno in assistenza anche grazie agli aiuti Covid
Marco Jäggli
5 anni fa
Sono diminuiti del 2,3% i beneficiari dell’aiuto sociale a dicembre 2020, trend proseguito nei primi mesi del 2021. Oberholzer Casartelli: “Ci aspettavamo già un aumento, fa sperare per il futuro”

A dicembre 2020 le persone beneficiarie di prestazioni assistenziali costituivano il 2,2% della popolazione residente, con una diminuzione del 2,5% dei nuclei famigliari (per un totale di 5’184 famiglie beneficiarie) e del 2,3% dei benficiari complessivi (7’863 individui) rispetto allo stesso mese del 2019. Questi i dati comunicati dalla pubblicazione “Sostegno sociale in Ticino 2020”, redatta per il secondo anno consecutivo dal Dipartimento sanità e socialità basandosi sui dati dell’Ussi e dell’Urar. Una “marcata diminuzione delle prestazioni assistenziali erogate” che, si legge nel comunicato, è principalmente spiegata “con l’efficacia delle misure straordinarie istituite dalla Confederazione e dal Cantone per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia”.

L’impatto degli aiuti Covid
Questo, secondo Cristina Oberholzer Casartelli, Capo Sezione del sostegno sociale della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, si spiega principalmente con l’estensione delle indennità di disoccupazione, che ha impedito a molte persone di dover richiedere prestazioni assistenziali. Dall’altro alle indennità di lavoro ridotto di cui ha beneficiato circa il 20% degli iscritti, in quanto comunque detentori di un’attività lavorativa a tempo parziale o a basso reddito. Tanto che i dati, alla fine del secondo semestre 2021, sono ancora migliori con un totale di 5’103 nuclei famigliari iscritti per un totale di 7’642 persone. Di fronte alla domanda se ci si aspetta quindi un aumento quando questi aiuti cesseranno, Oberholzer Casartelli si dimostra parzialmente ottimista: “Ce lo aspettavamo già nel 2020 e nei primi trimestri del 2021, ma non si è verificato. Pensiamo ci sarà comunque un aumento, ma possiamo sperare che non sarà così marcato”.

Chiusi diversi dossier
Malgrado la situazione particolare, si legge ancora nel comunicato, questa diminuzione si imputa però anche a un numero importante di dossier che sono stati chiusi nel corso del 2020, principalmente riconducibili a un’uscita verso il mondo del lavoro (27.5%) o a un’uscita verso rendite delle assicurazioni sociali AVS/AI (19.6%). Per quanto concerne il settore dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati, si è assistito a un’importante riduzione delle nuove domande d’asilo depositate in Svizzera nel 2020 (-22.6% rispetto al 2019), dovuta principalmente alle limitazioni alle frontiere. Si registra per contro un leggero aumento complessivo delle persone afferenti al fenomeno dell’asilo sul territorio cantonale (+2.8% rispetto al 2019).

Profilo dei beneficiari USSI a dicembre 2020
La maggioranza dei nuclei familiari a beneficio di sostegno sociale era costituita da persone sole (72.8%), mentre quasi un quarto era composto da famiglie con figli (23.3%). La maggior parte dei titolari del diritto era rappresentata da persone di nazionalità svizzera (62.2%). Lo stesso dato riferito al numero di persone evidenzia una riduzione degli stranieri provenienti dall’Europa UE 28 (-88; -6.0%).

Per quanto riguarda l’età, le persone tra i 36 e i 55 anni rappresentavano quasi la metà dei titolari del diritto (2’496, 48.1%). Rispetto a dicembre 2019, la diminuzione più marcata si è riscontrata tra i titolari di età compresa tra i 18 e i 25 anni (-97, -14.2%). Considerando il livello di formazione, il 53.5% dei titolari del diritto era in possesso di una formazione post-obbligatoria, mentre il 40.9% aveva al più terminato l’obbligo scolastico.

Misure di inserimento
Per far fronte in modo sempre più efficace e mirato all’eterogeneità dei percorsi e delle caratteristiche dei beneficiari, scrive il Dss, da aprile 2018 è iniziato un progetto specifico per i giovani tra i 18 e i 25 anni, al quale è stato dedicato un capitolo di approfondimento. A fine 2020 erano complessivamente 914 le persone con un contratto di inserimento, di cui 755 in un percorso d’inserimento sociale o di formazione e 159 in uno professionale. I giovani 18-25 con contratto attivo erano invece 162, di cui 153 in un percorso d’inserimento sociale o di formazione e 9 in uno professionale. Nel 2020 62 giovani hanno chiuso il proprio dossier perché hanno trovato un lavoro.

Misure di integrazione
Complessivamente, dal 1 maggio 2019 – data di entrata in vigore dell’Agenda Integrazione Svizzera – sono state seguite in accompagnamento individualizzato 275 persone, di cui 153 erano maggiori di 16 anni e 122 avevano meno di 16 anni. Per entrambe le fasce di età si tratta principalmente di rifugiati riconosciuti con permesso B. Per i giovani con età inferiore ai 16 anni è prioritario l’inserimento nella scuola dell’obbligo. Per coloro che hanno un’età superiore, l’apprendimento dell’italiano costituisce il primo importante passo per l’integrazione sul territorio e la frequenza di una misura di formazione o di inserimento socio-professionale.

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