
Consumi sempre più bassi, raccolti scarsi, prezzi da rivedere. Il mondo vitivinicolo (non solo ticinese) è in un momento di difficoltà che non nasconde Andrea Conconi, presidente dell’Interprofessione della vite e del vino ticinese. In occasione di Cantine aperte – una delle iniziative organizzate proprio per (ri)avvicinare la popolazione a una tradizione importante del nostro territorio – ha tracciato un quadro della salute del settore. «Non dico che siamo in controtendenza, ma purtroppo siamo in una fase molto difficile». Da anni, prosegue Conconi, il settore assiste a una diminuzione dei consumi che continua a erodere i quantitativi consumati in Svizzera. «Questo riguarda sia i vini svizzeri sia quelli esteri. Oggi, quindi, non si tratta più di cercare di sottrarre quote di mercato ai vini stranieri, ma di riuscire a convincere la cosiddetta generazione Z ad avvicinarsi al vino, che fa parte della nostra cultura».
Raccolto scarso nel 2025
Tra i problemi vi è anche lo scarso raccolto che ha caratterizzato in particolare il 2025, le cui quantità era inferiori rispetto agli anni passati. Bisognerà dunque fare delle riflessioni anche sui prezzi? «Questo problema non riguarda solo il Ticino, ma tutta la Svizzera, ed è ancora più sentito nella Svizzera romanda». Ma non solo. Anche le vicine Italia e Francia, quindi i Paesi storicamente legati al vino, stanno soffrendo in questo senso. «La generazione Z consuma meno. Per noi, aver avuto tre piccole vendemmie non è stato del tutto negativo, perché ha permesso di mantenere gli stock sotto controllo». Ma il problema, sottolinea il presidente, riguarda chiaramente il viticoltore, perché una vendemmia ridotta significa meno reddito agricolo. «Quest’anno ci stiamo concentrando su tutto il discorso dei prezzi e della resa al metro quadro, ma nell’ultima assemblea abbiamo deciso di aspettare la fioritura per capire esattamente quali quantitativi ci attendono a settembre».
Rivedere i prodotti per le nuove generazioni
Uno scenario che preoccupa per il futuro del settore, oppure l’importante è sapersi adattare ai tempi che cambiano? «Non dico di essere pessimista, perché vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Credo nei prodotti che stiamo facendo, ma a volte dovremo adattare il gusto dei nostri vini alle nuove generazioni. Oggi i giovani bevono un po’ più di vino bianco e di spumanti, ma anche nei vini rossi cercano prodotti più fruttati, con tannini meno aggressivi». Per Conconi è quindi necessario adattare i loro prodotti alle richieste del consumatore e delle nuove generazioni, «senza però dimenticare chi oggi apprezza vini più strutturati, che si adattano bene alla nostra cucina autunnale».

