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Sanità
Meno burocrazia e più medicina di prossimità al centro del confronto FMH a Bellinzona
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
6 ore fa
Ambulatorizzazione, digitalizzazione, riduzione della burocrazia e carenza di personale sanitario al centro dell’incontro tra FMH, autorità cantonali e Ordine dei medici del Canton Ticino.

Meno burocrazia, una digitalizzazione realmente utile alla cura, il rafforzamento della medicina di prossimità e maggiori investimenti nella formazione del personale sanitario. Sono queste le priorità emerse dall'incontro che si è svolto oggi a Bellinzona tra il Comitato Centrale della Federazione dei medici svizzeri (FMH), le autorità cantonali e locali e i rappresentanti del settore sanitario ticinese. Alla conferenza stampa sono intervenuti il sindaco di Bellinzona Mario Branda, il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento della sanità e socialità Raffaele De Rosa, il presidente dell’Ordine dei medici del Canton Ticino Franco Denti e la presidente della FMH Yvonne Gilli.

Le cure dal settore stazionario a quello ambulatoriale

Tra le sfide prioritarie affrontate durante l'incontro figura il progressivo trasferimento delle cure dall'ospedale all'ambulatorio, una trasformazione destinata a ridisegnare l'organizzazione del sistema sanitario nei prossimi anni. In questo contesto, il finanziamento uniforme delle prestazioni ambulatoriali e stazionarie (EFAS) è considerato uno strumento importante per garantire maggiore coerenza, equità ed efficienza. Il presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino, Franco Denti, ha sottolineato il ruolo centrale della medicina di famiglia e della medicina territoriale. «La prossimità delle cure è essenziale per garantire accessibilità, continuità e qualità. I medici di famiglia rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la popolazione e coordinano i percorsi di cura dei pazienti cronici, contribuendo alla sostenibilità complessiva del sistema sanitario», si legge nella nota congiunta di FMH e OMCT.

Il peso della burocrazia

Un altro punto centrale è stato il crescente peso della burocrazia. Yvonne Gilli ha evidenziato come il carico amministrativo sottragga tempo all’attività clinica e alla relazione con i pazienti. In questo contesto la digitalizzazione, è stato sottolineato, deve diventare uno strumento «al servizio della cura e non un ulteriore fattore di complessità».

La carenza di personale

Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla carenza di personale sanitario qualificato. Una sfida che assume particolare rilievo in Ticino, regione perifichera. Secondo le statistiche FMH, oggi circa il 43% dei medici attivi in Svizzera ha ottenuto il diploma all’estero. Un contributo importante, ma che non può rappresentare una soluzione sostenibile a lungo termine. Per questo FMH e OMCT ritengono prioritario rafforzare la formazione medica in Svizzera, valorizzando anche le realtà ticinesi come la Facoltà di scienze biomediche dell’USI, l’Istituto di medicina di famiglia e il programma Praxisassistenz Ticino. «Questi strumenti favoriscono la formazione locale, avvicinano i giovani medici alla medicina di base e sostengono percorsi professionali radicati sul territorio. Parallelamente, resta fondamentale accompagnare l’integrazione dei professionisti formati all’estero, garantendo la conoscenza del sistema sanitario svizzero, dei suoi percorsi istituzionali e delle regole professionali, per un inserimento efficace e sostenibile», viene evidenziato.

Il dialogo tra le parti

I partecipanti hanno infine ribadito la necessità di mantenere un dialogo costante tra professionisti della salute, istituzioni e politica. «Solo attraverso una collaborazione stretta sarà possibile garantire cure di qualità, sostenibili, accessibili e vicine alle persone».