
Nella sua nuova (e prima) sede ufficiale, Erredipi avanza una serie di proposte per migliorare la scuola ticinese. L’associazione chiede di limitare a 18 il numero massimo di allievi per classe e di ridurre a 20 le ore di insegnamento a partire dalle scuole medie. Richieste che nascono da una sofferenza rilevata tra i docenti: «è sempre più difficile insegnare», rileva Alessandro Frigeri del comitato Erredipi. Si pensi «al carico di lavoro da una parte e alla gestione della relazione con gli studenti». Insomma, secondo Frigeri, c’è un insieme di fattori «che portano a una situazione di disagio e a far sì che il nostro mestiere sia sempre meno attrattivo».
Il costo delle misure
Erredipi rivendica anche migliori condizioni salariali dei docenti, ma anche mezzi supplementari per far fronte ai crescenti disturbi specifici dell’apprendimento e delle problematiche socio-affettive. Misure che fanno rima con costi, tuttavia «il Ticino è uno dei cantoni che spende meno nel settore della scuola». Una situazione che, in prospettiva, può creare costi sociali e relativi alla formazione dei giovani. A detta di Frigeri, «teniamo conto che se non investiamo ora delle risorse, avremo costi ben più importanti in futuro».
La «cresta» sulle pensioni
L’associazione ha rilanciato anche il tema per cui è nata: le pensioni statali. Ora, Erredipi detiene la presidenza del consiglio di amministrazione della cassa pensione pubblica (l’IPCT). Un ruolo – quello di presidente – affidato ad Enrico Quaresmini il quale afferma che è «importante riportare al centro gli assicurati attivi e i pensionati». Quaresmini dichiara che il margine sui contributi è una cresta: «il rifinanziamento che gli assicurati attivi hanno dato alla cassa supera i 100 milioni, arrivando a più di un miliardo». Denaro che, a suo dire, arrivano da «una discrepanza tra quanto si paga e quanto si riceve» e da altre misure, come la riduzione delle rendite vedovili in aspettativa. Un taglio che – secondo Erredipi – serve a compensare un’altra categoria di assicurati e contro cui è stato inoltrato un ricorso. «Questa misura è sostenuta per l’80% da donne; quindi, è una politica di discriminazione di genere». Quaresmini spiega: «abbiamo messo in contatto una vedova con un avvocato e paghiamo noi le spese».

