
Il Municipio di Mendrisio ha revocato la fattura per i costi della sicurezza legati al presidio organizzato lo scorso 28 gennaio dal Movimento per il Socialismo (MPS) contro la presenza di Roberto Vannacci, invitato in città dalla sezione locale dell’UDC. Lo rende noto oggi lo stesso MPS, che aveva contestato l’addebito ritenendolo privo di una base legale sufficiente e lesivo della libertà di manifestazione.
Con una risoluzione del 28 luglio, l’Esecutivo ha infatti revocato parzialmente l’autorizzazione concessa il 21 gennaio, nella parte che prevedeva un costo stimato di 600 franchi a carico degli organizzatori, e ha annullato la successiva fattura dell’11 febbraio. Quest’ultima ammontava a 648,60 franchi e riguardava l’impiego per tre ore di cinque addetti alla sicurezza privata incaricati della gestione della viabilità.
Il ricorso dell’MPS
Il Movimento aveva presentato dapprima reclamo contro la decisione municipale e, non avendo ottenuto soddisfazione, il 15 giugno aveva inoltrato ricorso al Consiglio di Stato. Tra gli argomenti avanzati figurava anche una decisione del Tribunale cantonale di Friburgo relativa a un caso analogo. In quell’occasione era stato stabilito che i costi per la gestione della circolazione da parte della polizia durante una manifestazione non potevano essere addossati agli organizzatori, poiché ciò avrebbe rappresentato una restrizione ingiustificata e sproporzionata della libertà di opinione e di riunione.
Secondo quanto riferisce l’MPS, il Municipio ha ora riconosciuto la fondatezza di queste argomentazioni. La gestione della circolazione in occasione di una manifestazione rientrerebbe infatti nei compiti ordinari della Polizia e, sulla base dell’articolo 10 della Legge sulla polizia, non potrebbe essere fatturata agli organizzatori.
«Il diritto di manifestare non può avere un prezzo»
L’MPS accoglie con soddisfazione la decisione e ne fa una questione di principio. «Il diritto di manifestare non può avere un prezzo», sostiene il Movimento, secondo cui far ricadere sugli organizzatori i costi legati ai compiti ordinari delle autorità rischierebbe di trasformarsi in una sorta di «tassa sul dissenso», con un effetto dissuasivo soprattutto per le organizzazioni con minori risorse economiche.
La procedura davanti al Consiglio di Stato risulta attualmente sospesa. Nonostante la revoca della fattura, l’MPS afferma di riservarsi la possibilità di proseguire l’iter proprio per ottenere un chiarimento sulle questioni di principio sollevate dal caso.

