
Mendrisio ormai è una città, ma la sua organizzazione, con ben 13 dicasteri, ricorda ancora molto quella del vecchio comune. E così, dal primo gennaio 2024, i dicasteri scenderanno a 7, uno per ogni municipale. Il fine ultimo è rendere il lavoro dell’amministrazione maggiormente efficace ed efficiente, senza però ridurre l’organico o i servizi. “Si tratta di cercare di darci un altro ritmo di conduzione, necessario dopo le varie fasi aggregative”, spiega a Ticinonews il sindaco Samuele Cavadini. “Mendrisio ormai è una città ed è tempo che si dia questo tipo di organizzazione e di tempistica nel realizzare i progetti e i temi che ha sul tavolo”.
La nuova organizzazione
Ecco quali saranno i 7 nuovi dicasteri: pianificazione e spazi pubblici (che comprenderà la costruzione e la mobilità); ambiente e servizi urbani (dove verranno inserite le AIM); cultura, eventi e sport; sicurezza e prossimità; formazione e servizi di accudimento; socialità e pari opportunità. Infine, istituzioni e risorse: quest’ultimo dicastero è l’unico ad avere un responsabile già assegnato, ovvero il sindaco, al quale “spetta per legge”, precisa Cavadini. “La novità sta nel conferire anche la competenza delle finanze intese come risorsa”. Per gli altri dicasteri, tutte le discussioni devono invece ancora essere fatte.
La questione dei numeri
Per quanto riguarda gli ultimi punti della riforma, per ogni dicastero viene definito un coordinatore operativo, figura intesa come interfaccia tra il municipale e gli altri direttori. Infine, la composizione del Municipio viene confermata in 7 membri, anche se ci si era chinati sulla possibilità di ridurli a 5. Un giorno sarà così? “È più una decisione politica che pratica”, risponde Cavadini. “Bisogna però tener conto che Mendrisio è una città governata da politici di milizia. Il lavoro è tanto e ridurre a cinque dicasteri vorrebbe dire aumentare il grado di occupazione dei municipali”. Questo “abbiamo ritenuto di non doverlo fare, anche perché in 7 c’è anche una condivisione delle problematiche più ampia e si riesce a conciliare meglio l’attività lavorativa con quella politica”.

