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Ticino
“Meglio prevenire che curare”, così si intensifica la lotta contro le specie esotiche
© Agroscope
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Redazione
3 anni fa
Agroscope, Cantone e Agridea hanno firmato un accordo che sancisce la collaborazione in materia di ricerca sulle specie esotiche che minacciano l’agricoltura.

La lotta proattiva significa conoscere bene il “nemico” e i suoi meccanismi di propagazione. Per questo motivo Canton Ticino, Agroscope e Agridea hanno siglato un accordo di otto anni che sancisce la collaborazione tra queste istituzioni in materia di ricerca sui neobiota, organismi esotici che minacciano l’agricoltura, il cui numero è in aumento. “È un fenomeno associato alla globalizzazione degli scambi commerciali, alla mobilità delle persone e al riscaldamento climatico”, scrive il Consiglio federale, spiegando come “alcuni di questi organismi indesiderati, siano essi animali, vegetali o microrganismi, sono già dannosi per l’agricoltura, altri potrebbero diventarlo”. Per questo si è voluto optare per un approccio proattivo. “I danni e i costi di gestione aumentano rapidamente dopo l’arrivo di una specie esotica problematica. Agire in modo proattivo è essenzialmente una misura che consente di risparmiare tempo e risorse”, ha spiegato Dominique Mazzi, Responsabile supplente del Gruppo di ricerca Neobiota.

Ticino, una regione “a rischio elevato”

“Data la sua posizione geografica, il Ticino è una regione a elevato rischio d’introduzione di neobiota perché l’Italia è uno dei Paesi più colpiti in Europa, nel quale tra il 1960 e il 2020 sono state introdotte oltre 3mila specie.”, viene spiegato nel comunicato. Ma non c’è solo la vicinanza geografica, perché un ruolo centralo lo hanno anche le condizioni ecologiche e climatiche favorevoli. “Queste particolarità fanno del Ticino la principale porta di accesso per i neobiota in Svizzera, ma anche un laboratorio di ricerca a cielo aperto”, ha affermato Loris Ferrari, Responsabile della Sezione dell’agricoltura del Canton Ticino. Un Cantone, il nostro, che potrebbe dare l’esempio a livello nazionale. “Le strategie di controllo e gestione sviluppate a livello regionale saranno applicabili su scala nazionale a tempo debito”, ha aggiunto Philippe Droz, Responsabile del Dipartimento Produzione agricola e ambiente di Agridea.

Tre progetti faro più uno

Sono diversi i progetti in corso all’interno del Campus di ricerca di Cadenazzo di Agroscope, dove è stata avviata anche una stretta collaborazione con l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Tra questi un progetto sulle strategie di gestione dell’albero della seta; il proseguimento della lotta contro il fitoplastma “Candidatus Phytopasma vitis”, agente della flavescenza dorata della vita e lo studio -finanziato da terzi- sul potenziale dei parassitoidi indigeni per controllare un nuovo parassita della vite, la minatrice Aspilanta oinophylla. Agroscope, viene infine scritto, ha anche avviato un progetto volto a studiare più approfonditamente la sputacchina (Philaenus spumarius), un “pericolosissimo patogeno che può infettare oltre 300 specie vegetali, tra cui ulivi, viti e alberi di frutta a nocciolo”.