
La manifestazione annunciata venerdì 23 a sostegno delle "persone costrette a vivere sottoterra nel Bunker di Camorino" si è trasformata in un presidio in Piazza del Governo. "Chi ha partecipato - ha spiegato il Collettivo R-esistiamo in una nota - ha potuto entrare in contatto con le persone migranti e gli altri membri del Collettivo, che con la loro presenza hanno voluto dare un segnale forte sia alle autorità che alla popolazione ticinese: siamo esseri umani, nel bunker di Camorino non si può vivere".
Il presidio è stata "un’ulteriore azione per manifestare la richiesta di chiudere il Bunker che viene da parte delle persone che in esso vivono e da tutte quelle solidali". Durante i tre giorni trascorsi davanti al Governo, "la piazza si è trasformata in un luogo autogestito di confronto assembleare, di condivisione, di solidarietà e di convivialità dove persone con biografie, ragioni e provenienze diverse hanno scelto di non ritenere più sopportabile un regime migratorio basato su xenofobia, segregazione ed espulsione".
Il presidio, conclusosi ieri pomeriggio, è stato attraversato da svariate persone e si è rivelato "un’occupazione condivisa, diurna e notturna, che ha permesso, tra le altre cose, un importante incontro con la mobilitazione femminista promossa dal collettivo Io l'8 ogni giorno".
"Una volta di più ribadiamo l’urgenza di farla finita con un regime migratorio che vede le persone come numeri relegandole in centri di segregazione in condizioni disumane, come avviene nel bunker di Camorino. Un luogo in cui le condizioni di reclusione sono tuttora indegne e inaccettabili: sovraffollamento, mancanza d’aria, acqua sporca, pessima situazione igienica con presenza di parassiti e insetti infestanti, violenza fisica, psicologica e ricatti quotidiani - spiega il Collettivo - Cogliamo l’occasione per ribadire l’importanza della lotta ferma e determinata per la chiusura del bunker e ci teniamo a precisare che per scendere in strada e riprenderci piazze e luoghi in solidarietà con i migranti non ci sentiamo in dovere di chiedere l’autorizzazione agli stessi che promuovono tali politiche di chiusura. Il presidio è permanente, altre azioni di solidarietà seguiranno, aspettateci sempre e ovunque".
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