
All’Ars Medica di Gravesano oggi non è stato un lunedì qualunque. Dopo le rivelazioni del Caffè, che ha svelato l'apertura di un indagine nei confronti di un chirurgo sospettato di interventi fasulli, la direzione della clinica ha infatti sospeso dalle attività operatorie il medico in questione che, stando a informazioni raccolte da TeleTicino, per ora resta il solo indagato dalla Magistratura.
Il medico, ricordiamo, in almeno quattro casi, non avrebbe effettuato gli interventi microchirurgici alla schiena concordati con i pazienti, limitandosi ad effettuare solo delle incisioni superifciali. Una vicenda che, se confermata, avrebbe dell’incredibile e risulterebbe tra le più gravi che hanno mai investito la sanità ticinese.
"La prima reazione è stata di preoccupazione e di solidarietà verso i pazienti toccati - ha dichiarato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa ai microfoni di TeleTicino -. Se i fatti riportati dai domenicali fossero confermati sarebbero molto gravi, anche perché minerebbero il rapporto di fiducia tra i pazienti e le strutture sanitarie. Da parte nostra abbiamo subito allertato il Ministero pubblico perché abbiamo intravisto dei possibili reati penali".
A portare alla luce la vicenda è stata proprio una paziente del chirurgo che, lamentando i medesimi dolori di cui soffriva da mesi anche dopo essersi sottoposta all'operazione, si è rivolta all’Ospedale Civico di Lugano. Lì, la sorpresa e la segnalazione alla Commissione di vigilanza: l’intervento non sarebbe mai stato effettuato.
Un caso ancora tutto da sbrogliare, di cui la clinica, si legge in un comunicato diramato oggi, vista l’inchiesta in corso, non aveva finora “sufficienti informazioni per poter stimare la gravità delle accuse”. Tuttavia, “i dettagli emersi dalla stampa ci fanno propendere per una temporanea e precauzionale sospensione”.
Tuttavia, una domanda sorge spontanea, la vigilanza non poteva intervenire? "Per poter avviare la procedura amministrativa è necessario raccogliere sufficienti elementi dall’inchiesta penale" ha precisato De Rosa. L'inchiesta coordinata dalla procuratrice Marisa Alfier è ancora in fase preliminare. Trattandosi di microchirurgia mini-invasiva la materia è infatti estremamente tecnica e complessa.
Un caso isolato, tiene comunque a sottolineare De Rosa: "In generale il lavoro svolto dalle strutture sanitarie del Canton Ticino è molto buono. Casi come questi emergono anche perché negli ultimi anni è stato fatto uno sforzo di sensibilizzazione potenziando l’attività di vigilanza, che ha esteso l’obbligo di segnalazione anche alle direzioni amministrative e alle direzioni delle strutture".
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