
Si torna a parlare della 'discrimnazione' che tocca i medici ticinesi che hanno studiato Oltralpe. Come ricorderete, con l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2018, della revisione della legge federale sulle professioni mediche universitarie (LPMed) la conoscenza della lingua ufficiale del Cantone per il quale è richiesta l’autorizzazione all’esercizio è entrata a far formalmente parte dei requisiti per il rilascio di detta autorizzazione. Per coloro che erano attivi già al momento dell’entrata in vigore di tale revisione, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha deciso di iscrivere automaticamente nel registro delle professioni mediche (MedReg) le lingue in cui l’operatore sanitario in questione ha conseguito la formazione o il perfezionamento. Salvo per gli operatori che hanno studiato in Italia, questa lingua non sarà mai l’italiano, considerato come il Ticino non offra ancora una siffatta formazione sul proprio territorio. Pertanto, i ticinesi che hanno studiato Oltralpe devono far iscrivere l’italiano a proprie spese dopo aver inviato un’autocertificazione che attesta la conoscenza della loro lingua madre.
La questione era stata affrontata lo scorso marzo dal consigliere nazionale UDC Marco Chiesa – che aveva inoltrato una mozione al Consiglio federale, sottoscritta da tutta la deputazione ticinese e dai colleghi Silva Semadeni e Angelo Barrile (PS), volta a facilitare l’iscrizione nel registro delle professioni mediche – e dalla deputata democentrista Lara Filippini, che aveva invece interrogato il Consiglio di Stato ticinese sulla possibilità di introdurre una deroga per i medici ticinesi, costretti a pagare tra i 50 e i 100 franchi per dimostrare di padroneggiare la lingua di Dante.
Nel rispondere all’atto parlamentare di Lara Filippini, il Governo ticinese ritiene che il problema "possa e debba essere risolto alla fonte", vale a dire a livello dell’autorità federale. “Appare evidente che se per la fine dell’anno non sarà stata trovata una soluzione su quel fronte, non si potrà di certo revocare l’autorizzazione al libero esercizio a chi non avrà iscritto la lingua italiana in MedReg”. L’Esecutivo ha inoltre confermato che già prima dell’entrata in vigore di questa modifica, i competenti servizi dell’Amministrazione cantonale “avevano contestato all’UFSP le modalità prospettate, che in quel momento nemmeno prevedevano la possibilità dell’autocertificazione, poi introdotta grazie a queste rimostranze”.
“Purtroppo anche il successivo nutrito scambio di corrispondenza con l’UFSP non ha sinora sortito l’effetto sperato”, cosicché il 13 giugno scorso il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) “si è nuovamente rivolto con fermezza all’autorità federale”. Tuttavia, il Governo ritiene opportuno attendere l’ulteriore risposta dell’UFSP prima di ipotizzare eventuali deroghe “che comunque risolverebbero solo parzialmente il problema”.
In conclusione, il Governo auspica che la situazione "possa finalmente venire risolta in termini soddisfacenti già sul piano nazionale anche perché, prendendo posizione il 22 maggio scorso sull’atto parlamentare di Marco Chiesa il Consiglio federale ha ribadito di valutare criticamente la citata discriminazione per le persone italofone esercitanti una professione medica in Ticino ed ha assicurato che esaminerà diverse opzioni per risolvere il problema sollevato e garantire l’uguaglianza delle comunità linguistiche dinanzi alla legge".
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