
Il 1° aprile studi medici chiusi e camici bianchi in piazza a Bellinzona. I medici scioperano. E lo fanno contro il ministro Pascal Couchepin e la revisione della lista delle analisi di laboratorio. A deciderlo, ieri sera, l’Ordine dei medici ticinesi. “I cantoni che hanno deciso di fare delle manifestazioni a livello cantonale in questo momento sono venti – ci dice Nello Broggini, vice presidente dell’Ordine dei medici in Ticino -. C’è un’adesione di massa. Il Ticino, con Ginevra e Vaud, è stato tra i promotori di questi manifestazioni. I cantoni reticenti ci stanno seguendo”. Quindi a mali estremi, estremi rimedi?, chiediamo a Broggini. “Sì, senz’altro - ci dice -. Il problema è che non si doveva arrivare a questi mali estremi. Si potevano trovare degli accomodamenti. D’altra parte l’FMH ha proposto un nuovo tariffario e un nuovo concetto per le prestazioni di laboratorio, che non sono state nemmeno considerate da parte di Pascal Couchepin”. Quindi, i medici incrocieranno le braccia il 1° aprile. “Penso si tratti di una manifestazione legittima - ci dice invece il consigliere nazionale ed ex medico cantonale Ignazio Cassis - e che mostra effettivamente quanto forte sia l’irritazione tra i medici, in particolare tra i medici di famiglia (i generalisti, gli internisti, i pediatri, ma anche con la solidarietà degli altri specialisti) di fronte alla revisione della lista delle analisi di laboratorio. La decisione è stata presa dal consigliere federale Pascal Couchepin. Ed è stata davvero accolta male”. Cassis aggiunge inoltre che per i medici ticinesi è una “prima” lo sciopero. “Ieri sera si è avvertito fortemente l’irritazione e la rabbia tra la classe medica - prosegue il consigliere nazionale -. Moltissimi sono persuasi che ci sia un disegno politico per voler indebolire o addirittura abolire la medicina di famiglia. Negli ultimi quattro-cinque anni la politica ha detto di voler rafforzare la medicina di famiglia, ma nei fatti purtroppo i segnali che i medici vedono vanno in segno opposto”. Assieme ai medici in piazza, dovrebbero esserci anche i pazienti e i cittadini ticinesi. Parola di Nello Broggini. “In questo momento non stiamo lavorando solo per noi stessi, ma soprattutto per difendere la qualità della medicina e questo concerne più che i medici, la popolazione svizzera e i pazienti”.
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