
È solo grazie al tempestivo intervento di un 64enne comasco, Elio Cappelletti, che il giovane assistente di volo del Super Puma precipitato lo scorso 28 settembre sul San Gottardo è ancora in vita.
L'uomo, che si trovava nelle vicinanze del luogo dello schianto, non esitò due volte a gettarsi in mezzo al rogo per salvare la vita del giovane, rimasto intrappolato tra i rottami dell'elicottero.
Un gesto coraggioso che verrà ora premiato. La Fondazione Carnegie, che ha lo scopo appunto di premiare semplici cittadini che compiono atti di eroismo, ha infatti deciso di assegnare a Elio Cappelletti una medaglia d'oro.
La cerimonia pubblica si terrà in maggio a Berna. Oltre alla medaglia, il 64enne comasco riceverà un orologio e un vitalizio, un privilegio che in oltre un secolo di storia in Svizzera è toccato solo ad altre ventisette persone.
Lui in ogni caso non si sente un eroe. "È una parola grossa" dichiara Elio Cappelletti a Il Giorno. "Ho fatto quello che mi sembrava giusto in quel momento, senza pensarci troppo e con un po’ d’incoscienza, ma sapere che ho salvato una vita umana è il premio più grande".
Cappelletti racconta che quel giorno era andato al San Gottardo con suo cugino a un altro paio di amici. "Era una bella giornata e siamo saliti fino in cima al passo" afferma. "C’eravamo fermati a mangiare un panino quando abbiamo sentito un boato poco più in basso. Mi sono alzato, ho guardato verso la vallata di fronte a me: c’era un elicottero in fiamme. Non ci ho pensato due volte, ho mollato tutto e mi sono messo a correre con mio cugino dietro. Scendendo ho incontrato dei ragazzi in divisa, sembravano sotto choc, poi ho scoperto che pochi istanti prima erano scesi proprio da quell’elicottero".
"Usciva il fumo dalla coda e dalla parte alta della carena, dove ci sono i motori" prosegue Cappelletti. "Mi sono diretto verso il muso dell’elicottero, c’era il pilota accasciato sulla cloche non sapevo se era vivo o morto, ma ho capito che da solo non potevo liberarlo. Per fortuna a darmi una mano è arrivata una soldatessa francese, mi ha indicato la carlinga e dentro in mezzo al fumo ho visto i corpi di due uomini, entrambi erano feriti. È solo grazie a lei se sono riuscito a tirarli fuori".
"Mia moglie mi prende in giro perché svengo se vedo una siringa, ma se c’è una persona ferita non esito a prestare soccorso" afferma ancora Cappelletti. "Mi è già capitato altre volte, ma si trattava di incidenti stradali. Quel ragazzo in quel momento aveva bisogno di me. Ho dovuto insistere a lungo, ma alla fine il suo cuore ha ricominciato a battere: l’ho girato su un fianco perché stava male. Sono contento che almeno lui si sia salvato".
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