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Mazzata per l'AQVA Lounge alla Cisterna di Sorengo
Mazzata per l'AQVA Lounge alla Cisterna di Sorengo
Mazzata per l'AQVA Lounge alla Cisterna di Sorengo
Redazione
8 anni fa
Il TRAM ha parzialmente accolto un ricorso dei vicini: il club per ora non riaprirà

Non c’è pace per il club AQVA Lounge alla Cisterna di Sorengo. Chiuso come ricorderete da ormai quasi dieci anni, l’ex centro sportivo e ricreativo per i dipendenti del Credit Suisse aveva riaperto i battenti, seppur in modo parziale, nell’aprile scorso dopo che la struttura (comprendente una piscina, campi da tennis, un bocciodromo e un esercizio pubblico) era stata acquisita nel 2013 da una società anonima con sede a Lugano interessata alla promozione della produzione artistica e culturale. Ora, dopo solo una stagione, la sua riapertura appare un vero e proprio miraggio.

Già la scorsa estate due vicini avevano inoltrato un ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) ritenendo che per poter utilizzare il bar/ristorante quale esercizio pubblico i locatari avrebbero dovuto chiedere un cambio di destinazione oltre alla relativa licenza edilizia, mentre per i vari lavori all'interno della struttura - il cui accesso, ricordiamo, era riservato ai soli membri del club - sarebbe stato necessario un permesso di costruzione. Prima di rivolgersi al TRAM i vicini avevano ricorso senza successo al Consiglio di Stato per opporsi alla decisione della Sezione Polizia amministrativa della Polizia cantonale - che aveva rilasciato l'autorizzazione provvisoria alla gerenza per l'esercizio pubblico in quanto il Piano regolatore di Sorengo non prevede il cambiamento di destinazione - e a quella del Municipio di Sorengo - secondo cui la destinazione del suddetto esercizio pubblico era conforme all'art. 36 NAPR. Il 17 luglio 2017, tuttavia, l'Esecutivo cantonale aveva respinto il gravame.

Il TRAM, con sentenza del 3 ottobre pubblicata oggi, ha però ribaltato tutto accogliendo parzialmente il ricorso dei due confinanti. La Corte non ha condiviso la tesi del Consiglio di Stato secondo cui “tenuto conto del danno economico non indifferente in caso di immediata chiusura del club e delle limitate ripercussioni ambientali derivanti sui fondi circostanti", l'interesse privato dei resistenti alla continuazione dell'attività era prevalente rispetto a quello pubblico e privato all'accertamento della legalità”.

Gli interventi attuati sul fondo "travalicano infatti la semplice continuazione dell'uso dell'esercizio esistente" e "l'attestazione provvisoria (...) non sostituisce una licenza edilizia per un cambiamento di destinazione". Pertanto, ai locatari è per ora fatto divieto di utilizzare il centro ricreativo, che avrebbe dovuto riaprire a breve, quale esercizio pubblico almeno fino al giudizio di merito che l'Esecutivo cantonale è chiamato a rendere in merito a ricorsi ancora pendenti.

nic

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