
“Voglio parlare. Chiedo di essere ascoltato dai giudici svizzeri”. Da Napoli, dove vive libero ma in regime di sorveglianza speciale, come tutte le persone condannate per camorra, Ciro Mazzarella, 71 anni, lancia un appello al Tribunale penale federale di Bellinzona. Tramite l’avvocato Eugenio Izzo, suo legale di fiducia, Mazzarella ha formalizzato in questi giorni ai giudici la richiesta di essere ascoltato nell’ambito del processo sulla cosiddetta “mafia delle sigarette”.“Sono certo che le dichiarazioni del mio assistito – scrive il legale - potrebbero portare elementi utili al trionfo della verità e della giustizia”. Se i giudici accoglieranno la richiesta, il Tribunale penale dovrà chiedere l’autorizzazione ad ascoltare Mazzarella al Tribunale di sorveglianza di Napoli. Non si sa cosa intenda raccontare Ciro Mazzarella. Ma visto che il Ministero pubblico della Confederazione vuol guardare molto indietro nel passato, tanto da aver citato l’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi nell’anteprima processuale di venerdì scorso e la sua collega Carla Del Ponte (che verrà sentita domani), è possibile che Mazzarella possa fornire una lettura importante per ricostruire le vicende ticinesi del contrabbando. Domani, lunedì 16 gennaio, si apre ufficialmente il maxi-processo bis contro nove presunti membri dell’organizzazione che, secondo l’accusa, tra il 1996 e il 2000 contrabbandarono 215 milioni di stecche dal Montenegro in Italia, riciclando in Svizzera il denaro guadagnato, oltre un miliardo di franchi. Il nuovo processo si è reso necessario dopo che nel marzo del 2011 il Tribunale federale aveva cassato la sentenza del giugno 2009, che proscioglieva tutti gli imputati - quattro svizzeri, tre italiani, uno spagnolo e un francese - dall'accusa di riciclaggio e sette di essi da quella di sostegno ad un'organizzazione criminale. Per il TF la corte aveva operato in modo arbitrario, senza valutare nel dettaglio quello che viene considerato uno dei più importanti casi di criminalità organizzata in Svizzera. Per il Ministero pubblico della Confederazione, gli otto uomini e la donna sotto processo, tutti domiciliati in Svizzera, hanno avuto un ruolo nelle attività criminali di organizzazioni mafiose come la Camorra napoletana e la Sacra corona unita pugliese. La figura di Ciro Mazzarella, uno dei capi storici della Camorra napoletana, fu evocata in aula durante il processo del 2009 dal responsabile dei Reparti mobili di Napoli il quale raccontò di quando, all'inizio degli anni Novanta, Mazzarella era a Lugano. I suoi affari "erano gestiti in Italia dal suo uomo di fiducia e braccio destro, Paolo Savino, imputato in questo processo". Il nome di Mazzarella, spiegò il poliziotto, riemerse negli anni 2000, nell’ambito delle indagini della Direzione distrettuale anti-mafia sul contrabbandiere napoletano Michele Armento. In quegli anni, Ciro Mazzarella tentò, secondo l’investigatore, di riorganizzare il traffico spostando le attività dal Montenegro all'Albania, ma senza risultati. emmebi
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