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Il caso
Maxi-inchiesta antimafia, un arresto in Ticino: la pista porta a Lugano
© GdF
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Red. Online
2 ore fa
La persona fermata si sarebbe occupata della conversione in criptovalute dei proventi illeciti – L’indagine della DDA di Milano riguarda 30 indagati e un sistema di fatture false e riciclaggio

Una maxi-operazione della Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Milano, ha portato a 30 misure cautelari: 16 indagati in carcere e 14 ai domiciliari. Le attività hanno interessato diverse zone d’Italia, la Spagna e la Svizzera. In Ticino – come riferito dal Corriere del Ticino – l'Ufficio federale di polizia (fedpol) ha eseguito perquisizioni e arrestato una persona, posta in detenzione in vista dell’estradizione.

La pista di Lugano

L’uomo arrestato, stando a quanto appreso dal CdT da fonti di inchiesta, agiva da Lugano ed era coinvolto nella conversione in criptovalute dei proventi illeciti. Prima dell’inchiesta non risultavano contatti noti o documentati con la criminalità organizzata.

Fatture false e riciclaggio

Al centro dell’indagine c’è una presunta «banca occulta» con sede a Pero (Milano), dietro la copertura di una società di autonoleggio. Il sistema avrebbe combinato raccolta di contanti, fatture false, restituzioni alle imprese al netto di una commissione e trasferimenti all’estero, anche in criptovalute. Le fatture false ricostruite superano i 110 milioni di euro; il riciclaggio contestato ammonta a circa 68 milioni. L’inchiesta ipotizza legami con ’ndrangheta, Casalesi e criminalità foggiana.