
«Io non credo proprio che la decisione della Corte dei reclami penali (CRP) sia un copia e incolla del mio ricorso». Si apre così l’intervista di Mauro Ermani a Detto tra noi, ospite di Andrea Leoni. L’ex presidente del Tribunale penale cantonale affronta subito la sua decisione di ricorrere contro il decreto d’abbandono relativo alla denuncia mendace nei confronti di Fiorenzo Dadò annullato dalla CRP. E per la prima volta chiarisce pubblicamente cosa lo aveva spinto a inviare alla sua segretaria i famosi meme raffiguranti dei bambini. Ermani racconta che quei contenuti si inserivano in un rapporto che definisce franco e confidenziale. «La segretaria mi raccontava delle difficoltà del figlio un po' dispettoso a scuola. Quelle foto le ho inviate semplicemente con l'intento di farle notare che anche suo figlio ha i suoi bei concorrenti, con altri bambini che combinano guai». Ermani aggiunge inoltre che esiste una quarta immagine mai pubblicata.
Il ricorso e le accuse a Dadò
Quelle foto erano state segnalate alle autorità giudiziarie dalla Commissione Giustizia e Diritti presieduta da Dadò, che aveva dichiarato di averle ricevute tramite una lettera anonima, poi risultata falsa. La Corte dei reclami penali ha ipotizzato una strategia volta a colpire Ermani. Una tesi smentita categoricamente da Dadò, per cui vale la presunzione di innocenza.
L'ex giudice però non fa sconti, parlando apertamente di una storia di ingiustizia nei suoi confronti. «È ammissibile che un presidente di una Commissione così importante menta al procuratore e alla commissione?», domanda, riferendosi alla prima versione di Dadò, costatagli un decreto d’accusa per falsa testimonianza. «Può anche non essere confermato il reato di denuncia mendace», aggiunge, precisando che il suo obiettivo davanti alla Corte dei reclami penali era «rimettere la chiesa al centro del villaggio». Detto altrimenti, restano interrogativi sui fatti e sulle versioni fornite.
Il «caos TPC» e i rapporti tra colleghi
Al di là dell'aspetto penale, in molti hanno ritenuto quei meme quantomeno inopportuni. Ermani rammenta il clima di allora, con denunce e contro denunce tra i giudici, il cosiddetto caos TPC, culminato con le sue dimissioni per ragioni mediche e la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda. Ma da dove nasce, secondo Ermani, questa guerra tra colleghi? «Da una certa invidia per quel potere che si diceva io avessi», afferma.
«Se tornassi indietro non la rimanderei»
Infine, affronta la controversia legata alla foto di falli giganti. «Io sono un boomer», afferma, dicendosi dispiaciuto di averla inviata. E conclude senza giri di parole: «Se tornassi indietro non la rimanderei di sicuro».

