
Il primo capitolo affrontato oggi pomeriggio in pretura penale dal giudice Marco Kraushaar al processo contro Filippo Lombardi è stato quello delle tirature gonfiate del Giornale del Popolo. “Le tirature taroccate” come le ha chiamate la procuratrice pubblica Maria Galliani che sostiene contro l’ex direttore del Giornale del Popolo l’accusa di falsità in documenti. La difesa, sostenuta dall’avvocato Luigi Mattei, concede al massimo che vi sia stata una falsità di certificati. Certificati che erano infatti quelli che i quotidiani fornivano annualmente alla Remp, società di controllo delle tirature. Lombardi, dal canto suo, ha confermato in aula quanto ha già detto a verbale, vale a dire cioè che nel 1993 e nel 1994 il Giornale del Popolo certificò alla Remp una tiratura gonfiata: di circa 2000 copie il primo anno e 2700 il secondo. Ma ha escluso che questa maggiorazione di tiratura abbia potuto avere degli effetti sulla ripartizione pubblicitaria tra i quotidiani. Nel 1992 era nato il progetto Tre Top, una formula di pool pubblicitario che raggruppava Corriere del Ticino, Giornale del Popolo e la neonata laRegione Ticino. In quell’anno i tre giornali lanciarono delle promozioni distribuendo un certo numero di copie gratuite per periodi variabili tra le due settimane e i tre mesi come previsto dal regolamento della Remp. Publicitas, ha ricordato Filippo Lombardi, aveva indicato che in Ticino c’era spazio editoriale per soli due giornali. Anche il Giornale del Popolo, il più debole fra i tre, doveva quindi cercare di conquistare nuovi lettori. Ma l’anno successivo, nel 1993, il Giornale del Popolo, si trovò senza i soldi necessari per proseguire la promozione basata sulle copie gratuite. “Che conseguenze avrebbe avuto perdere 2000 copie?”, ha chiesto il giudice Kraushaar. “Non molta”, ha risposto Lombardi. “Ma in quel momento eravamo in una situazione di annebbiamento psicologico, convinti di non poter dare alcun segnale di debolezza. Ecco perché si è deciso di stampare “copie fantasma””. Lombardi ha anche precisato che il consiglio di amministrazione del Giornale del Popolo, di cui egli non era membro, garantì nel 1994 che l’anno successivo ci sarebbero stati i soldi necessari per rimettere a posto le cose. A questo punto la procuratrice Galliani ha chiesto come mai ogni anno venisse in Ticino una delegata della Remp per controllare le tirature dei singoli quotidiani. L’avvocato Mattei ha replicato citando un verbale di questa dipendente, la quale ha detto che i dati forniti dai quotidiani erano una sorta di auto certificazione e che lei stessa si era messa a disposizione per una forma di cortesia per venire in Ticino a prendere in consegna i rapporti di tiratura. L’incidente di Horgen Il giudice Kraushaar ha iniziato la ricostruzione dell’incidente di Horgen ricordando i molti precedenti di Filippo Lombardi per violazione delle norme della circolazione stradale. Un elenco che inizia nel 1978, passa per una prima revoca della patente nel 1981, si estende alla condanna a 15 giorni con la condizionale emessa dalle autorità bernesi nel 2001 per guida nonostante la revoca della patente. La condizionale che ora la procuratrice Maria Galliani vorrebbe revocare a Lombardi condannandolo ad una pena da espiare, come ha scritto nel decreto d’accusa contro il quale il senatore ha ricorso chiedendo il giudizio della Pretura penale. Kraushaar ha chiesto a Lombardi se intende richiedere la patente alla quale ha spontaneamente rinunciato nel 2005 dopo l’incidente avvenuto in autostrada nei pressi di Horgen, nel canton Zurigo. “Escludo di farlo a breve o medio termine”, ha risposto il senatore. “Mi sono reso conto di aver messo a rischio la mia e l’altrui incolumità percorrendo 60 mila chilometri all’anno per lavoro e sotto stress, con un rischio di assuefazione alla strada”. Veniamo ora all’incidente di Horgen, che è il punto centrale affrontato nell’istruttoria di oggi. Avvenne il 7 aprile 2005, verso le 11 di sera. A Lombard
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